L’Unione europea ha proposto nuove misure più severe contro la Russia, tra cui il divieto totale delle importazioni di petrolio. Il sesto pacchetto di sanzioni, colpirebbe anche la più grande banca russa, la Sberbank, oltre al Credit Bank of Moscow e alla Russian Agricultural Bank, che verrebbero escluse dal sistema di pagamento Swift.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha affermato che il nuovo pacchetto prevede l’eliminazione del greggio russo entro sei mesi e i prodotti raffinati entro la fine dell’anno, per ridurre al minimo i danni all’Europa e massimizzare la pressione sulla Russia per paralizzare gli sforzi bellici del presidente Putin.  Ma la von der Leyen ha dovuto affrontare l’immediata resistenza dell’Ungheria che si è opposta a questa proposta.

Dall’inizio della guerra in Ucraina, l’Unione europea ha inviato alla Russia circa 21 miliardi di euro in pagamento del petrolio. Gli acquisti provenienti dalla Russia rappresentano il 25% delle importazioni dell’UE e sono una delle principali fonti di entrate per il Cremlino.

Zoltan Kovacs, portavoce del primo ministro ungherese Viktor Orbán, ha affermato che il suo paese avrebbe posto il veto nella sua forma attuale, in quanto nel piano della von der Leyen non sembra esserci nessuna garanzia sul passaggio senza intoppi. “Nella sua forma attuale il pacchetto delle sanzioni di Bruxelles non può essere sostenuto, non possiamo votarlo responsabilmente. L’Ungheria potrebbe accettare queste sanzioni solo se le importazioni di petrolio greggio dagli oleodotti fossero esentate dalle restrizioni. Quindi la sicurezza energetica dell’Ungheria potrebbe essere mantenuta. Ora non è possibile”, ha detto il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó.

Nel mezzo di questa guerra, la Commissione europea ha approvato nei giorni scorsi una lettera con la quale è stato notificato ufficialmente al governo ungherese che Bruxelles ha attivato la cosiddetta regolamentazione della condizionalità nei confronti dell’Ungheria a causa di carenze sistematiche dello stato di diritto che minacciano gli interessi dell’Unione europea. Le accuse riguardano anche le irregolarità sistematiche negli appalti pubblici, la corruzione ad alto livello e la mancanza di cooperazione con l’Ufficio europeo per la lotta antifrode.

Il meccanismo giuridico consente alla Commissione europea di imporre sanzioni finanziarie agli Stati membri nel caso in cui le violazioni dello stato di diritto pregiudichino gli interessi dell’UE. Seppur giusta, la lettera arriva in un momento piuttosto inopportuno. L’aggressione russa difatti, offre all’Ungheria una grande possibilità di minacciare il processo decisionale dell’UE relativo alle sanzioni contro la Russia.

La politica estera di Viktor Orbán è sempre stata favorevole alla Russia. Se le potenziali sanzioni dell’UE vengono percepite come una minaccia politica sostanziale, il primo ministro ungherese non esiterebbe a bloccare ulteriori sanzioni contro la Russia, dato che queste richiedono l’appoggio all’unanimità del Consiglio europeo, che è un organo collegiale formato dai capi di stato e di governo di tutti e 27 Stati membri.

Non solo l’Ungheria teme però per la propria sicurezza energetica. Anche la Slovacchia e la Repubblica Ceca, hanno chiesto un periodo di transizione più lungo per il passaggio dalla fornitura di petrolio russo.

Il nuovo embargo ha certamente un peso politico, ma alcuni analisti ritengono che non colpirà l’economia russa. L’ex vice governatore della banca centrale russa, Sergey Aleksashenko, ritiene che il notevole aumento dei prezzi del greggio contrasterà i costi della perdita del mercato europeo. Il bilancio russo dipende fortemente dai ricavi delle esportazioni di petrolio (45% del reddito totale), tuttavia la Russia andrà in pareggio se i produttori potranno vendere il loro petrolio a 44 dollari al barile.

L’eventuale embargo non farà altro che aumentare il prezzo del petrolio, e il mercato asiatico compenserà le eccedenze del greggio russo.