Il caso irrisolto di Gabby Petito, trovata morta in una foresta in Wyoming, avrebbe raggiunto, ora, una conclusione: ad uccidere la 23enne sarebbe stato Brian Laundrie, il fidanzato coetaneo, suicidatosi senza mai parlare, dopo essere fuggito in una palude. Accanto a lui, i resti di un cane e di un taccuino.

E proprio il taccuino sarebbe stato analizzato per far riemergere una scrittura che l’umidità della palude aveva ormai cancellato: in essa, una dichiarazione dell’omicida-suicida.

L’uomo avrebbe mentito sino all’ultimo, persino nella sua ultima confessione: Brian avrebbe detto che Gabby soffriva dopo essere caduta in un torrente e lui l’avrebbe finita per pietà.

Gabby, nota influencer statunitense su Instagram, era scomparsa nell’agosto dello scorso anno fino a quando non era stata trovata priva di vita: del suo corpo, solo lo scheletro.

L’autopsia aveva confermato lo strangolamento, come causa del decesso.

La giovane era in viaggio con il fidanzato Brian Laundrie, i due erano stati anche fermati da un agente di polizia, in seguito ad un violento litigio.

Gabby soffriva per la relazione tossica con Brian, che, prima di morire, ha scritto: «aveva il suo respiro affannoso, ansimava e chiamava il mio nome. Era gelata. Imploravo la fine del suo dolore».

Una verità cui è difficile, anzi, impossibile credere. Tanto più che l’assassino, definendo la vittima il grande amore della sua vita, ha precisato, come riportato dal Sun: “Stava soffrendo molto. Ho posto fine alla sua vita, ho pensato che fosse misericordioso, che fosse quello che voleva, ma ora mi rendo conto di tutti gli errori che ho fatto. Sono andato nel panico, ero sotto shock, ma dal momento in cui ho deciso, ho portato via il suo dolore. Sapevo che non potevo andare avanti senza di lei».

Un disgustoso femminicidio, insomma, che non potrà essere lenito dalle parole menzognere di un omicida.