Ieri, il presidente americano Joe Biden ha confermato una notizia che circolava sui giornali da qualche ora, grazie a informatori e fonti interne al governo. Lo scorso fine settimana, un attacco messo in atto dalla CIA a Kabul è costato la vita ad Ayman al Zawahiri, definito l’uomo più importante di al Qaida e leader dell’organizzazione terroristica dalla morte di Osama bin Laden. Zawahiri aveva contribuito ad organizzare i più gravi attentati terroristici del XXI secolo, tra cui quello dell’11 settembre 2001 che ha colpito gli Stati Uniti.

Il terrorista è stato ucciso da un attacco aereo e Biden ha specificato che nessuno dei familiari di Zawahiri è morto, così come non ci sono state vittime civili. Definito spesso “leader intellettuale” di al Qaida, Zawahiri era nato in Egitto ed è morto all’età di 71 anni. La sua attività terroristica era iniziata ancora prima di al Qaida, alla quale si era unito solo negli anni Novanta. Nonostante la sua influenza aveva perso il controllo dell’organizzazione e non è riuscito ad evitarne il declino.

Un fattore importante della cattura e uccisione di Zawahiri è il fatto che si trovava sul territorio afghano, nonostante i talebani avessero promesso che avrebbero tenuto lontani i terroristii. Ricercato da più di 20 anni, è senz’altro curioso che si trovasse in un centro densamente popolato come Kabul e fa pensare che godesse della protezione dei talebani. Questo significherebbe che i leader afghani non stanno rispettando gli accordi di Doha, firmati nell’agosto del 2021 al ritiro delle truppe statunitensi, con i quali il governo afghano si impegnava a tagliare ogni ponte con il terrorismo. Secondo l’intelligence USA, Zawahiri si era trasferito a Kabul già a maggio, dove si era riunito con la sua famiglia. Nella capitale afghana l’uomo si muoveva con tranquillità e si affasciava frequentemente sul balcone.
Per quanto non ci siano conferme del coinvolgimento dei talebani, tutto sembra indicare che possono essere stati a conoscenza della presenza di Zawahiri.