Si chiama Annie Duchesne ed è nata il 1º settembre 1940 a Lillebonne, in Normandia. Poi, nel 1964 è diventata Annie Ernaux, in seguito al matrimonio con Philippe Ernaux, dal quale sono nati due figli. L’unione è però naufragata negli anni ’80, quando il marito l’ha lasciata dopo 17 anni.

Dopo il matrimonio e prima della separazione, Annie aderisce, negli anni Settanta, al movimento femminista, scrivendo articoli a sfondo politico su Le Monde e pubblicando, nel 1974, il suo primo romanzo, Gli armadi vuoti. Come le successive due opere, Ce qu’ils disent ou rien (1977) e La Femme gelée (1981) (la seconda non ancora tradotta in italiano), Annie racconta, in una trilogia di romanzi autobiografici, narrati sotto forma di un monologo interiore retrospettivo, eventi che hanno segnato la sua vita, come un aborto clandestino, ne Gli armadi vuoti, la disillusione provocata dalle esperienze amorose in Ce qu’ils disent ou rien e la monotonia del matrimonio vissuto nello stereotipo della perfetta casalinga degli anni Sessanta ne La Femme gelée,

Nel quarto romanzo, Il posto, opera che vincerà il Premio Renaudot nel 1984, Annie Ernaux narra la vita del padre, dalla giovinezza alla morte, ripercorrendo le tappe della sua vita lavorativa, da contadino e operaio a gestore, con la moglie, di un piccolo bar-drogheria nell’entroterra francese.

La narrazione di Annie è un monologo interrotto da voci provenienti dal passato, nonché un costante riferimento all’autobiografia, come l’insegnamento, che le consentì di affermarsi socialmente, allontanandosi, però, dalla sua famiglia, molto umile e ormai estranea al suo nuovo tenore di vita e ai suoi orizzonti culturali.

Una storia, dunque, di riscatto, ma anche di guerre personali, quella di Annie, una storia che vale, ora, il Nobel per la Letteratura.

E, forse, c’era da aspettarselo, che fosse lei la vincitrice: in un momento in cui gli USA aboliscono il diritto all’aborto, una scrittrice che ha fatto dell’aborto la propria battaglia sociale e culturale, era la vincitrice in pectore. Se solo noi profani l’avessimo conosciuta prima, avremmo potuto profetizzarne la vittoria.