Francesco Pontelli – Economista – 4 Febbraio 2024 – il Patto sociale

Le proteste degli agricoltori europei hanno suscitato molte critiche soprattutto da parte dei sostenitori nell’Unione Europea e soprattutto della sua deriva ideologica ambientalista. Questi affermano come le proteste dei coltivatori risultino assolutamente ingiustificate in quanto a fronte del 3% del PIL assicurato dall’agricoltura corrisponda circa il 30% di sostegno finanziario del budget della stessa Unione Europea.

Un’analisi economica anche corretta ma assolutamente banale in quanto non risulta in grado di comprendere nella sua interezza l’importanza del settore agricolo all’interno di un’ottica di sviluppo e mantenimento della stessa Unione.

Il sistema agricolo, nella sua articolata complessità, assicura il 4,5% dell’occupazione ma soprattutto acquisisce una valenza strategica all’interno di un periodo internazionale di grandissima difficoltà successivo alla pandemia, alla guerra russo ucraina e ora al conflitto arabo israeliano.

Mentre tutte le classi politiche europee si vedono impegnate all’interno di una ridicola transizione energetica che pone l’intero sistema economico europeo ed i suoi asset in una posizione di assoluta vulnerabilità, non si è ancora compreso come la produzione e l’approvvigionamento alimentare assicurato al sistema agricolo europeo acquisiscano ora più che mai un valore aggiunto di difesa fondamentale per la sopravvivenza delle Unione Europea.

L’Europa sembra non comprendere che sostenere ‘ agricoltura del proprio continente, soprattutto all’interno di periodo bellico che si sviluppa su molti fronti, compreso quanto sta avvenendo nel Mar Rosso, rappresenta una tutela strategica fondamentale in previsione di scenari Incerti di politica estera e di conflittualità mondiale.

Mettere in difficoltà il settore primario all’interno di un’epoca così travagliata come quella attuale rappresenta un suicidio e dimostra una miopia strategica senza precedenti.

La semplice previsione di scenari internazionali articolati e complessi, che non potranno assicurare nei prossimi decenni la “stabilità” presente fino all’arrivo del covid, dovrebbe risultare sufficiente per convincere le classi politiche dirigenti europee a preservare quanto di buono l’agricoltura e l’industria europea abbiano fino a qui assicurato, indipendentemente dalla imposizione di qualsiasi transizione energetica ed ecologica che attualmente risulta essere solo un favore delle altre macro aree politiche ed economiche.

La mancanza di sostegno al settore agricolo all’interno di questa situazione si dimostra sostanzialmente come una resa incondizionata, perché non tanto va sostenuta un’idea di sovranismo alimentare quanto il più possibile l’indipendenza alimentare del continente.

La difesa dell’Unione parte dalla preservazione e conservazione dei propri asset come quello agricolo ed industriale più che dall’invio di armi.