In questa campagna elettorale, ormai alle ultime battute, la lezione che traggo è che un sano pragmatismo e attenzione alle notizie provenienti da fuori il nostro ombelico del mondo, chiamato Ticino, sono assenti nel dibattito politico.

Usciamo da una tornata elettorale (cantonali e federali) in cui la partecipazione al voto ha toccato i minimi storici e di fatto non è un problema per nessuno. La politica non interessa più, secondo me, perché non è più capace di fare connubio fra ideali e valori con pragmatismo e non sa produrre risultati sufficientemente tangibili per la metà della popolazione che infatti non ritiene più importante votare.

In un mio precedente articolo ho affrontato il tema della partnership fra Tether e la città di Lugano, sottolineando che per legittimare suddetta collaborazione secondo me è essenziale dare benefici tangibili alla collettività, ad esempio negoziando con i signori di Tether il trasferimento della propria sede fiscale a Lugano. Il problema che ho sollevato è quello di un’inadeguata capacità negoziale della città verso Tether e Bitfinex. Se in modo tangibile e concreto non si hanno benefici per la popolazione di Lugano, perché bisognerebbe avvallare una partnership fra la città e Tether?

C’è chi come il professor Sergio Rossi ritiene che tutto questo mondo sia poco reale e verificabile. Bene. Sarà. Ma settimana scorsa la prestigiosa rivista economica statunitense Forbes  (ne ha scritto anche La Stampa) ha pubblicato la classifica dei paperon de’ paperoni. Ebbene in Italia, il più ricco rimane il padrone della Nutella, alias Giovanni Ferrero, con 43 miliardi di dollari di patrimonio, (e in terza posizione c’è un nome noto, giorgio Armani, con 11 miliardi). New entry (gli altri nomi sono nella top ten da anni), ecco il signor Giancarlo Devasini, mister Merlin, patron di Tether con la bellezza di 9 miliardi di dollari. Dal nulla a quarto uomo più ricco d’Italia e 270esimo al mondo. Mica male per un ex chirurgo plastico convertitosi ai software Microsoft. In 10  anni Devasini, dal nulla è arrivato quasi al patrimonio di Armani! Il suo braccio destro, Paolo Ardoino si deve accontentare, sempre secondo Forbes, di 3,9 miliardi di dollari ossia di più di quanto hanno Luciano Benetton e John Elkan (ma anche il “nostro” Perfetti, l’uomo più ricco del Ticino, che nonostante gli affari gli vadano bene ha 500 milioni in meno di Devasini, secondo Forbes)

Non ho nessun motivo per mettere in discussione le competenze economiche del professor Rossi, ma altresì penso che la prestigiosa rivista Forbes non spari cifre e classifiche del tutto a caso. Le testate più importanti ticinesi forse dovrebbero occuparsi maggiormente di queste ricchezze e aprire il dibattito se è eticamente accettabile che  queste si muovano nell’elusione fiscale delle Isole Vergini e affini o se come criterio minimo per qualsiasi partnership con la città sarebbe opportuno che la cittadinanza abbia un reale e tangibile beneficio. Discutere di giustizia ed equità fiscale non è più interessante?  Perché forse se a Lugano c’è tanto fumo, ma poi l’arrosto lo si mangia da qualche altra parte,  sarebbe il caso di dire che stiamo prendendo un granchio (Gucci docet).

Carola Barchi

Lista 3 (PLR e PVL) del Comune di Lugano

Candidata n° 3 al Municipio

Candidata n° 6 al Consiglio comunale

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