di Tito Tettamanti

L’IWP (Institut für Schweizer Wirtschaftspolitik) dell’Università di Lucerna, ha pubblicato in giugno una dettagliatissima analisi, che stabilisce che, mentre nell’economia privata lo stipendio medio annuale è di CHF 92.723.–, nell’amministrazione federale raggiunge i CHF 119.457.– e che anche a livello di amministrazioni cantonali e comunali le remunerazioni, pur se in misura minore, superano nettamente quelle dell’economia privata. La differenza è dell’11.7% a favore di chi lavora per la Confederazione, del 5,4% mediamente per i Cantoni e del 4,5% nei Comuni.
Il risultato dello studio, corredato da una serie di analisi e tabelle, ha sorpreso, non si pensava ad un simile divario. Preoccupato Jürg Grossen, Consigliere nazionale e Presidente dei Verdi Liberali svizzeri, ha presentato una mozione alfine di limitare la concorrenza all’economia privata.
Gli faccio gli auguri più sinceri ma purtroppo non avrà successo. L’attuale situazione è figlia del potere della burocrazia federale.
Mi spiego meglio. La remunerazione per una prestazione d’opera sia nel campo della produzione di beni che in quello di servizi dipende sostanzialmente dalla forza contrattuale delle parti in causa. Non per nulla per meglio equilibrare questo rapporto a suo tempo sono nati i sindacati.
I controllori di volo regolano il traffico aereo e in particolare sorvegliano decolli e atterraggi negli aeroporti. È un gruppo limitato di specialisti con un ruolo delicatissimo. Preferibilmente fanno sciopero nel pieno dei traffici anche turistici dell’estate ed hanno sempre partita vinta per le loro richieste non essendo possibile chiudere gli aeroporti. I macchinisti delle ferrovie francesi, sindacalmente potenti, fino a pochi anni fa pur essendo le locomotive di oggi espressione della tecnologia avanzata, avevano la forza contrattuale di ottenere che venisse mantenuta l’indennità riconosciuta per il disagio sul lavoro ai fuochisti e macchinisti al tempo del vapore.
I migliori informatici sono talmente richiesti che lavorano dove e come vogliono. Gli esempi sono innumeri, anche per le remunerazioni valgono i criteri del mercato con dovute e doverose protezioni contro possibili eccessi. Quindi la remunerazione dei burocrati riflette l’aumentato potere della burocrazia. La situazione non dovrebbe stupire, già parecchi anni fa sono stati pubblicati libri che evidenziano tale realtà. Cito di Daum, Phöner, Teuwsen “Wer regiert die Schweiz?” del 2014. Riprendono le parole di un alto burocrate che afferma come l’iniziativa parta da loro più che dal Consiglio federale e come talvolta una burocrazia in disaccordo con il Governo riesca a convincere parlamentari per far accettare le proprie istanze. I burocrati in tal senso fanno politica (pagg. 65-66).
In anni di crisi e di disoccupazione dello scorso secolo l’impiego pubblico rappresentava un salario garantito, un posto senza rischio di disdetta e di conseguenza la remunerazione era più modesta. La situazione si è capovolta con la sempre maggior invadenza statale, l’aumento dei compiti, la specializzazione in certe funzioni e di conseguenza l’aumento dell’importanza del ruolo che corrisponde ad un aumento del prestigio.
Tutto ciò ha avuto anche un riflesso nei mutati rapporti con la classe politica, parlamentari e Consiglieri federali sono sempre più tributari dell’appoggio di funzionari e relativi servizi. Si devolvono sempre nuovi compiti: il Consigliere nazionale Molina, socialista, vorrebbe che il Governo si occupasse di chi ha mal di testa e perché non di chi ha l’insonnia? Preoccupante in tale situazione che negli alti gradi della burocrazia in tempi recenti affluiscano anche persone provenienti dalle segreterie dei Partiti venendo meno con ciò ad una neutralità caratteristica dei tempi passati.
Un caso da manuale del potere della burocrazia l’abbiamo avuto con la Consigliera federale Doris Leuthard. Donna intelligente, che dominava il proprio partito, abile comunicatrice, passata dal Dipartimento federale dell’economia, che aveva ben diretto, a quello dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni. Si è trovata a doversi confrontare con un’agguerrita compagine di burocrati ideologizzati nominati dal suo predecessore Moritz Leuenberger.
La donna, molto ambiziosa, ha capito che per avere successo doveva contare sull’appoggio di collaboratori con le cognizioni in materia che a lei mancavano. Risultato: in Svizzera abbiamo una tassa per la televisione, un unicum, che deve venir pagata anche da chi non ha il televisore. Imitando la Merkel abbiamo dichiarato la fine della produzione di energia atomica, aderendo alla vecchia tesi del mondo comunista per avversare gli USA, infine Leuthard ha convinto il popolo svizzero a votare una legge sull’energia, libro dei sogni, con orizzonte al 2050 già superato oggi.
Non facciamoci illusioni, con l’invasione sempre maggiore dello Stato nel privato, con l’indebitamento delle casse pubbliche per soddisfare la clientela politica, con il fiorire di leggi e regolamenti che non possono definirsi indispensabili e con delle forze politiche dal fiato corto alla ricerca di voti (certo necessari) anche a costo di sacrificare i valori, la funzione dei burocrati con relativo aumento di potere sarà sempre più ricercata e meglio rimunerata.