Di Martin N. Badrutt
Non servono grandi dichiarazioni per comprendere la visione che attraversa il lavoro di Gaba Müller.
È sufficiente osservare ciò che accade nei luoghi che abita e nelle persone che incontra.
Da un lato c’è l’atelier: uno spazio in cui arrivano individui provenienti da giornate scandite da schermi, notifiche e relazioni frammentate. Dall’altro c’è il viaggio, verso luoghi lontani e spesso remoti, dove il tempo rallenta e l’attenzione si fa più profonda. Due movimenti diversi, ma guidati dalla stessa direzione: riportare presenza, umanità e connessione in un mondo sempre più disperso.

All’interno dell’atelier le dinamiche sono semplici. Le mani lavorano, le conversazioni nascono senza essere forzate, gli sconosciuti iniziano a condividere uno spazio comune. Le attività non richiedono competenze artistiche né performance.
Chiedono presenza. L’arte non è il fine, ma il linguaggio. Il risultato conta meno del processo e del tempo trascorso insieme.
Fuori dallo studio, il gesto cambia ma la sostanza resta. Durante i suoi viaggi, Gaba Müller si siede per ore davanti a un paesaggio, osserva, disegna, annota.
Gli sketch non cercano la perfezione, ma la permanenza. Sono tentativi di trattenere un istante prima che svanisca, di fissare nel tempo ciò che altrimenti resterebbe solo memoria.
Lo sketchbook diventa così un diario essenziale. Racconta luoghi, ma anche attese, silenzi, concentrazione. È un lavoro fatto di pazienza e di sguardo, di resistenza a un ritmo che consuma tutto troppo in fretta.

Tra questi due mondi — l’atelier condiviso e il viaggio solitario — emerge una stessa linea di fondo. Da una parte il desiderio di rompere l’isolamento sociale attraverso l’esperienza creativa collettiva. Dall’altra la necessità di attraversare il silenzio per nutrire quella stessa creatività.
C’è però un aspetto che spesso passa inosservato: la forza imprenditoriale che
sostiene tutto questo. Prima dell’arte e prima dei viaggi, c’è stata una formazione fatta di disciplina, rigore e resistenza. Una carriera militare che ha lasciato un segno profondo nella capacità di stare nella difficoltà senza arretrare.
Portare avanti un progetto culturale e artistico non è semplice.
Fuori dalle narrazioni patinate, è una lotta quotidiana, economica ed emotiva, che richiede struttura, continuità e visione. In questo senso, la genialità di Gaba Müller non risiede solo nel talento artistico, ma nella capacità di unire mondi che raramente convivono: sensibilità e organizzazione, fragilità e solidità, creatività e impresa.
L’atelier diventa così una bandiera imprenditoriale che sostiene un’idea
profondamente umana. Ricordare che, prima di tutto, siamo persone.
Che abbiamo bisogno di parlarci, di scambiare idee, di cambiare i filtri con cui osserviamo il mondo. Come scriveva William Blake, se le porte della percezione venissero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo per ciò che è: infinita.
Non come promessa astratta, ma come esercizio quotidiano dello sguardo.
È in questo spazio — tra esperienza, attenzione e presenza — che il lavoro di Gaba Müller trova la sua coerenza più profonda.
Non si tratta di imporre una visione, ma di rimuovere strati, abitudini, automatismi. Aprire, uno alla volta, nuovi livelli di
percezione attraverso gesti semplici e condivisi.
Accanto ai laboratori più classici, l’atelier ospita anche esperienze ibride come Art-Alchemy: un formato in cui arte e dimensione sensoriale si incontrano.
Qui la creatività dialoga con altri saperi artigianali, trasformando l’atto creativo in un’esperienza immersiva e condivisa. Non un evento spettacolare, ma un contesto in cui il fare artistico diventa occasione di ascolto, sperimentazione e relazione, ampliando ulteriormente il vocabolario espressivo dell’atelier.
Ed è qui che emerge un altro livello del suo lavoro. Ognuno di noi porta dentro un sogno che, col tempo, è stato messo da parte. A volte sepolto sotto la routine, a volte abbandonato per paura di fallire, a volte semplicemente dimenticato. Pittori, scrittori, musicisti mancati.
Non per mancanza di talento, ma per mancanza di spazio.

I corsi, i workshop e le esperienze proposte dall’atelier diventano allora qualcosa di più di un’attività creativa.
Offrono la possibilità di riavvicinarsi a quel sogno, anche solo per un momento. Non per diventare qualcun altro, ma per riscoprire una parte di sé. Mettersi in gioco senza giudizio, creare, condividere, ascoltare.
Questo approccio non resta confinato alla dimensione individuale.
Negli ultimi anni, l’atelier ha esteso questa visione anche al mondo aziendale,
sviluppando percorsi creativi pensati per gruppi di lavoro e team.
Spazi temporanei in cui le persone possono uscire dal ruolo, sospendere le gerarchie e incontrarsi su un terreno neutro.
Le attività di team building utilizzano la creatività come strumento di relazione.
Non c’è competizione né performance. Il gesto artistico favorisce ascolto, collaborazione e fiducia proprio perché mette al centro la persona prima del ruolo. Le esperienze vengono descritte come coinvolgenti e autentiche, capaci di migliorare la dinamica del gruppo attraverso il contatto umano.
Che si tratti di un singolo partecipante o di un team aziendale, l’invito resta lo stesso:
entrare in uno spazio in cui è possibile mettersi in gioco senza dover dimostrare nulla. Un luogo in cui la creatività non è un talento riservato a pochi, ma un’esperienza accessibile, capace di aprire prospettive inattese.
Partecipare a un corso o a un percorso condiviso non significa imparare a dipingere. Significa concedersi il tempo per osservare, ascoltare e sperimentare.
Un’esperienza che non promette risultati immediati, ma che può lasciare qualcosa di più duraturo: uno sguardo diverso, una connessione reale, una possibilità riaperta.
In un tempo in cui essere connessi non significa più necessariamente essere insieme, questa non è solo creatività. È una forma di servizio.
Informazioni
L’atelier Gaba Müller Art Creations & Gifts si trova a Lugano, in Via Besso 1 (6900).
Instagram: @gabamullerart