13 agosto 2007 – La morte di Chiara Poggi

È un lunedì d’estate quando, nella villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia), viene trovata senza vita Chiara Poggi, 26 anni.
Il corpo giace ai piedi della scala che porta alla cantina. Accanto, segni di sangue e disordine.
A scoprirla è il fidanzato, Alberto Stasi, 24 anni, che dichiara di averla trovata già morta al suo arrivo.

Le indagini partono subito, ma la gestione iniziale della scena del crimine è caotica: la casa non viene sigillata, numerosi agenti e curiosi entrano contaminando le prove. L’arma del delitto non verrà mai trovata.


2008 – 2012 – Indagini e processi altalenanti

Dopo mesi di accertamenti, Stasi viene indagato e rinviato a giudizio.
Il caso diventa uno dei più seguiti in Italia: un “processo mediatico” prima ancora che giudiziario.

  • 2009: il tribunale di Vigevano assolve Stasi “perché il fatto non sussiste”.
  • 2011: anche la Corte d’appello di Milano conferma l’assoluzione.
  • 2012: la Cassazione annulla la sentenza, ordinando un nuovo processo per valutare meglio i reperti, le impronte e i tempi di accesso al computer di Stasi.

2014 – 2015 – Condanna definitiva

Nel dicembre 2014, la Corte d’appello bis di Milano condanna Alberto Stasi a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata.
La Cassazione conferma la sentenza il 12 dicembre 2015, rendendola definitiva.
Stasi entra in carcere, sempre proclamando la propria innocenza.


2016 – 2017 – La “pista Sempio”

Nel dicembre 2016, la difesa di Stasi presenta nuove analisi genetiche su reperti sotto le unghie di Chiara.
Il DNA individuato non è compatibile con Stasi, ma, secondo i consulenti, può appartenere a un conoscente della famiglia Poggi, Andrea Sempio, amico del fratello Marco.

La Procura di Pavia, guidata dal procuratore aggiunto Mario Venditti, iscrive Sempio nel registro degli indagati per consentire accertamenti tecnici.
Dopo poche settimane di analisi, Venditti archivia il fascicolo (marzo 2017), giudicando le tracce “insufficienti e deteriorate” e ritenendo la pista “inconsistente”.

La vicenda scivola nel silenzio.
Sempio non verrà più indagato per anni.
Venditti, nel frattempo, prosegue la carriera in magistratura (fino a diventare procuratore a Novara), poi va in pensione nel 2024.


2023 – Stasi in semilibertà

Dopo otto anni di detenzione, nel gennaio 2023 Stasi ottiene la semilibertà per buona condotta e attività lavorativa.
Lavora all’esterno e rientra in carcere la sera.
Continua a professarsi innocente e sostiene che il vero assassino “è ancora libero”.


2025 – Riapertura clamorosa

Nel maggio 2025, la Procura di Pavia riapre formalmente il fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi.
Motivo: nuove analisi del DNA condotte con tecniche più avanzate (sequenziamento di nuova generazione) su reperti prelevati nel 2007 e già studiati nel 2016.
Le nuove perizie segnalano compatibilità genetiche più robuste con Andrea Sempio.

A quel punto, la Procura iscrive Sempio come indagato per omicidio volontario, e Giuseppe Sempio (suo padre) e Mario Venditti (oggi in pensione) per corruzione in atti giudiziari e favoreggiamento personale.
L’accusa ipotizza che nel 2016-2017 ci sia stata una pressione impropria per far archiviare in fretta quella pista.

Perquisizioni vengono eseguite tra maggio e settembre 2025 nelle abitazioni di Sempio e in alcuni uffici pubblici.


Dicembre 2025 – L’incidente probatorio

Il 18 dicembre 2025 si tiene a Pavia l’incidente probatorio per discutere le nuove perizie genetiche.
In aula sono presenti i consulenti, i familiari di Chiara, e — a sorpresa — anche Alberto Stasi, in semilibertà, che chiede di assistere all’udienza.

Le relazioni dei genetisti vengono depositate:

  • confermano la presenza di tracce maschili miste sotto le unghie della vittima;
  • alcune porzioni di DNA risultano “compatibili” con il profilo genetico di Andrea Sempio, pur con margini di incertezza.

Il giudice si riserva di decidere se disporre ulteriori accertamenti o l’apertura di un nuovo processo.


🧩 Situazione attuale (fine 2025)

  • Andrea Sempio: indagato per omicidio, in libertà; si dichiara “completamente estraneo”.
  • Giuseppe Sempio e Mario Venditti (in pensione): indagati per corruzione in atti giudiziari e favoreggiamento; negano ogni accusa.
  • Alberto Stasi: in semilibertà, condannato in via definitiva ma in attesa di eventuali sviluppi che potrebbero aprire la strada a una revisione.
  • La famiglia Poggi: chiede “solo verità definitiva, non vendetta”.

🕊️ Conclusione

Diciotto anni dopo, il caso di Garlasco resta una ferita aperta della cronaca italiana.
Ciò che appariva chiuso nel 2015 si è riaperto nel 2025, intrecciando giustizia, scienza e memoria.
La verità, come in un’eco lontana di quella mattina d’agosto, continua a cercare la sua voce.