Una fossa comune è stata rinvenuta lunedì a Dera’a, nel sud della Siria, la città che dal 25 aprile al 5 maggio era stata presa d’attacco dalle forze governative per domare le manifestazioni contro il presidente Bachar al Assad.
Il coprifuoco che vigeva su Dera’a 24 ore al giorno è stato allentato e gli abitanti hanno il permesso di circolare durante qualche ora – ha detto Amar Qurabi, dell’Organizzazione mondiale dei diritti dell’Uomo in Siria.
Un coprifuoco che gli abitanti non avevano mai rispettato, in quanto si trovavano giorno e notte nelle strade per manifestare. Come è facile intuire, questo autorizzava i soldati ad aprire il fuoco sui cortei di protesta.
La fossa comune si trova nella parte vecchia della città. Le autorità cittadine hanno isolato il perimetro e vietato agli abitanti di andare a cercare i cadaveri dei loro famigliari, promettendo che tutti i corpi, di cui non si conosce ancora il numero, saranno portati all’obitorio e negli ospedali per l’identificazione.
La repressione dei manifestanti aveva fatto molte centinaia di morti, quasi 800, di cui la maggior parte a Dera’a. Le persone arrestate si contano a migliaia in tutta la Siria e si teme che molte di queste siano già state giustiziate.
L’organizzazione internazionale americana Human Rights Watch ha indicato che il regime sta dando la caccia ai parenti degli oppositori politici e dei difensori dei diritti dell’uomo che si sono nascosti per sfuggire all’arresto, imprigionandoli e torturandoli per farli confessare.
“I dirigenti siriani parlano di una guerra contro i terroristi ma è ovvio che la guerra di Bachar al Assad è contro il suo stesso popolo, contro avvocati, studenti, medici, militanti della pace ed ogni altra persona che invoca democrazia – ha dichiarato in un comunicato Sarah Leah Whitson, direttrice di HRW per il Medio Oriente e per il Nord Africa.
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