Sono decine i morti e i feriti nella città costiera di Lattakia, nel sud ovest della Siria, bombardata dai carri armati e dalle navi da guerra dalle prime ore di domenica mattina.
Negli ultimi giorni Lattakia era stata teatro di violenti scontri fra manifestanti e forze dell’ordine. Anche qui, come in altre città siriane, la popolazione è scesa nelle strade per chiedere le dimissioni del presidente Bachar al Assad.
Sono cinque mesi che la Siria è in preda ad un’ondata di disordini senza precedenti. Dapprima tollerante verso il malcontento popolare, al Assad ha poi usato i mezzi forti per reprimere le proteste.
I morti si contano a migliaia, così come le persone imprigionate o scomparse nel nulla dopo essere state prelevate dalle proprie case.
La diplomazia internazionale si limita a guardare quanto accade senza prendere in considerazione un intervento armato come quello in Libia. Il presidente Obama ha avuto sabato un colloquio con il premier inglese David Cameron ed entrambi hanno chiesto al governo di Damasco di far cessare la sanguinosa repressione dei manifestanti. Obama ha avuto un simile colloquio ocn il re saudita Abdallah.
Sempre ieri l’OCI, l’Organizzazione della conferenza islamica, ha accusato il governo siriano per l’uso eccessivo della forza armata. Il Segretario dell’OCI, il turco Ekmeleddin Ihsanoglu, ha esortato al Assad a far prova di umanità ordinando la fine dei bombardamenti e delle violenze contro la popolazione.
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