Oggi si riunisce il Comitato di Basilea, chiamato a discutere sulla proposta di imporre agevolazioni di capitale aggiuntivo per le banche considerate “too big to fail”.
La misura punta ad evitare che con operazioni rischiose queste grandi banche intacchino la solidità del capitale e costringano gli Stati a intervenire per evitare il collasso dell’intero sistema finanziario, come era avvenuto con la crisi del 2008.
Gli istituti finanziari di importanza sistemica individuati dai regolatori sarebbero 28. Ancora non si conoscono i nomi di queste banche, a cui verrà chiesto di detenere un volume di capitale del tipo Common Equity Tier 1 compreso fra l’1% e il 2,5%, che si andrà ad aggiungere al 7% imposto a tutti gli istituti, indipendentemente dalle loro dimensioni.
Le lobbies bancarie stimano che, in totale, per gli istituti statunitensi queste misure addizionali possano ammontare a 200 miliardi di dollari di common equity. Una cifra considerata eccessiva.
Le banche premono da mesi sui regolatori, sostenendo che un carico eccessivo potrebbe portare ad una diminuzione dei prestiti erogati, a discapito della crescita economica. Malgrado queste proteste i regolatori vanno avanti, forti del supporto di diversi governi.
Il Comitato di Basilea porrà al vaglio eventuali modifiche e in seguito esporrà la proposta definitiva al Financial Stability Board.
La firma è prevista in occasione del summit del G20 di novembre.
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