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Alfonso Tuor sulla vanità del summit “dell’ultima spiaggia” di Bruxelles

Come si fa a risolvere l’attuale crisi del debito sovrano? La risposta è semplice: non la si può risolvere.

A dirlo è l’economista Alfonso Tuor, in un suo intervento sul Corriere del Ticino martedì 13 dicembre.
“È infatti molto incerto che la si possa risolvere accollando gran parte del debito dei Paesi meno virtuosi sui Paesi forti, attraverso l’emissione di obbligazioni europee oppure l’intervento della BCE – scrive Tuor – La realtà è che l’euro è diventato una camicia di forza che non permette ai Paesi deboli di respirare (…) e non è affatto certo se riuscirà a sopravvivere nei prossimi mesi.”

Riguardo all’ultimo summit di Bruxelles fra i Capi di Stato e di governo dell’Unione europea, Tuor scrive : “A Bruxelles Angela Merkel ha posto le condizioni perché la Germania non uscisse dall’Unione monetaria europea.
Tutti i Paesi ad eccezione della Gran Bretagna (che ha detto no per preservare i privilegi della propria piazza finanziaria), hanno volenti o nolenti accettato queste condizioni, anche se nessuno sa come soddisfarle.
Prescindendo dal fatto che sarà molto difficile far approvare dai rispettivi Parlamenti misure che riducono sensibilmente la sovranità nazionale di ogni Paese e non tenendo conto del fatto che quest’intesa deve essere ancora scritta e dovrebbe venir firmata in marzo, il rispetto dei termini di questo Patto fiscale e delle politiche di rigore che nel frattempo sono state imposte ai Paesi europei in difficoltà sono incompatibili con le attuali condizioni dell’economia del Vecchio Continente.“

“In un contesto di forte rallentamento della crescita – prosegue l’economista – l’austerità è destinata a peggiorare la situazione congiunturale, riducendo le entrate fiscali e facendo aumentare le spese sociali, con il risultato di non raggiungere gli obiettivi prefissati di risanamento dei conti pubblici.
Quindi, obbligando i Governi ad adottare nuove stangate e entrando in una spirale deflazionistica, come sta già sperimentando la Grecia.
Un ampio risanamento dei conti pubblici è infatti possibile in un contesto di forte crescita, come accadde per il debito pubblico americano e britannico dopo la seconda guerra mondiale, e in un quadro economico in cui la contrazione della domanda interna viene in parte compensata dall’aumento delle esportazioni grazie anche alla svalutazione della moneta.
Nella situazione attuale invece l’economia europea rischia di morire di troppa austerità.”

Redazione

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  • Lascio un commento alla dichiarazione dell'eroe del Canvetto (mi duole ancora non poter essere stato presente a quella conferenza/dibattito), che probabilmente ha il torto, da tempi non sospetti, di parlare con la stessa CATASTROFICITÀ di Dicolamia Mises.

    Allora, per evitare che venga bistrattato proprio nel portale che lo ha osannato, apro io le danze.

    Con Alfonso abbiamo sempre concordato su una cosa: la gravità della crisi.

    Sulle cause della crisi ci ha diviso .... la scuola austriaca di economia, ma non ho perso la speranza di avere in futuro con lui anche una piena identità di vedute su questo aspetto.

    Secondo me il REPORT è però tronco. Alfonso non ha commentato il modo anglofono con cui si cerca di rispondere alla crisi? Cioè stampando i soliti coriandoli verdi?

    È se sì, che ne pensa?

    A Bruxelles manca la carta per stampare moneta perché se la sono accaparrata tutta BERNANKE (e il suo compagno di merende CAMERON)?

  • Vista l'incertezza sovrana non resta che riabituarsi all'idea di avere ancora una Europa formata da Stati sovrani e da cittadini più responsabili del loro futuro e di quello del proprio paese, con occhio vigile su chi eleggeranno alla guida.

    Ma quanti disoccupati di lusso ... i senatori!

    Di questa Europa non ho mai condiviso l'annientamento dei diritti popolari.
    Per fortuna che siamo riusciti a restarne fuori.

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