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Per connivenza con il nemico Wikileaks, Bradley Manning rischia l'ergastolo

Giovedì 23 febbraio è iniziato il processo contro il soldato Bradley Manning, di fronte alla Corte Marziale di Fort Meade, nello Stato del Maryland, dove Manning si trova in carcere dal maggio 2010. La vicenda che coinvolge Manning e il sito Wikileaks è il più grave caso di fuga di notizie top secret nel Dipartimento di Stato americano, con centinaia di migliaia di documenti pubblicati sul sito web dall’organizzazione di Julian Assange.

Il 24enne Manning è accusato di aver fornito a Julian Assange circa 260mila mila documenti segreti e il video di un attacco mortale sferrato dai marines statunitensi contro civili iracheni. Wikileaks aveva messo il video online con il titolo Collateral Murder, omicidio collaterale.
I documenti segreti consegnati ad Assange riguardano soprattutto la gestione delle guerre in Afghanistan e in Iraq.

Nel corso di un’udienza preliminare lo scorso dicembre, l’accusa aveva portato le prove che rivelavano che Manning aveva prima scaricato e poi trasferito elettronicamente i dati a WikiLeaks.
Il giovane soldato operava come analista informatico in una base militare in Iraq, attivo nel settore Sensitive Compartmented Information Facility. Aveva dunque accesso a documenti top secret.
Negli Stati Uniti il reato di connivenza con il nemico è punibile con la condanna a morte, ma Manning dovrebbe sfuggire alla pena capitale. Per lui si prospetta l’ergastolo.
Il suo legale ha intenzione di mettere in evidenza diversi fattori a suo favore, come ad esempio la mancanza di sicurezza nella struttura dove lavorava, obiettando che anche altri avevano accesso ai computer.
Verranno inoltre sottolineati i suoi problemi di carattere emotivo. Secondo la difesa un ambiente ostile all’omosessualità come quello dell’esercito avrebbe contribuito a creare disordini mentali ed emotivi e spinto il soldato a portare alla luce materiale ritenuto sensibile.
Inoltre, il suo disprezzo delle regole di sicurezza durante gli addestramenti e gli scoppi violenti, dopo lo spiegamento in Iraq, avrebbero dovuto essere per i suoi superiori chiari segnali che il soldato non poteva avere accesso a materiale confidenziale.

Bradley Manning nella base di Fort Meade, il 18 dicembre 2011
Redazione

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