In un meeting elettorale domenica 11 marzo, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha messo l’Europa al centro del suo discorso, riaffermando il ruolo della Francia quale motore dell’Unione europea, come già aveva dichiarato a Toulon il 1. dicembre 2011.
“Ho sempre creduto nell’Europa e l’ho sempre difesa – ha detto Sarkozy – Ma allo stato attuale della situazione, un’Europa che dalla crisi non tira alcuna lezione, che invece di essere un mezzo per agire diventa un fattore d’impotenza, è un’Europa che tradisce il sogno iniziale dei suoi fondatori.
L’Europa deve riappropriarsi del suo destino e in questi tempi di crisi economica, se non sceglie chi ha il diritto di entrare sul suo territorio non potrà più finanziare la protezione sociale.
Se non permettono più di rispondere alla gravità della situazione, gli accordi di Schengen devono essere rivisti. Non si può lasciare la gestione dei flussi migratori nelle sole mani dei tecnocrati e dei tribunali. E’ necessaria una disciplina comune nei controlli alle frontiere.
Si deve poter sanzionare, sospendere o escludere dallo Spazio Schengen uno Stato fallimentare. Qualora dovessi constatare che nei prossimi 12 mesi non vi fosse nessun progresso serio in questa direzione, allora la Francia sospenderebbe la sua partecipazione agli accordi di Schengen.”
Nell’aprile 2011, Nicolas Sarkozy e l’allora premier italiano Silvio Berlusconi avevano già chiesto modifiche agli accordi di Schengen.
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