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Processo Breivik. L’accusato tra spiegazioni e provocazioni

Nella seconda settimana di processo, Anders Breivik, autore della strage dell’isola di Utoeya e dell’attentato a Oslo del luglio 2011, intende argomentare per mostrare che non è pazzo, che è sano di mente e che deve essere condannato a una pena detentiva, non essere rinchiuso in una struttura psichiatrica.

Ritenendo che l’internamento psichiatrico sarebbe peggiore della morte, Breivik contraddice le valutazioni della prima perizia psichiatrica, che a suo dire contiene menzogne e errori nella misura del 80%.
“Avevo una strategia di disumanizzazione per inibire la paura e le emozioni. Questo non è nemmeno stato scritto. Se fossi stato un djihadista con la barba nessuno mi avrebbe fatto la perizia psichiatrica – ha detto alla Corte.

I norvegesi stanno perdendo il loro paese, ha aggiunto : “La nostra terra è nostra da 12mila anni e non deve essere usata come deposito di immigrati. Spero che il mio gesto porterà il partito laburista a chiedere perdono e a riconoscere i suoi errori.”

Interrogato dal procuratore su quanto ha commesso, Breivik ha risposto che le persone non hanno capito niente della strage che ha compiuto, perchè ignorano completamente il nazionalismo militante.
Proseguendo nella sua analisi, ha dichiarato che Nelson Mandela, l’ex presidente del Sud Africa, è considerato un eroe anche se ha commesso degli attentati, è un terrorista marxista.

La Corte gli ha chiesto come ha potuto commettere a Utoeya una strage che lui stesso ha qualificato contraria alla natura umana. Breivik ha risposto che aveva avuto visioni di immagini orribili, spaventose e che prima di compiere la carneficina aveva ingerito steroidi e altre sostanze chimiche.
Sull’isola di Utoeya Breivik aveva ucciso 69 persone, di cui la maggior parte adolescenti, mentre nell’attentato alla bomba a Oslo sono morte otto persone.

Redazione

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