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Lavoro domenicale. La ragione sta nel mezzo – Mara Grisoni

Sto seguendo con interesse la questione legata al lavoro domenicale e penso che la ragione stia nel mezzo.
Impedire al Fox Town, dopo 17 anni, di lavorare la domenica, è impensabile
.

È anche vero che se per tutti questi anni c’è stata illegalità, qualcuno deve pagare, come daltronde accade a noi comuni cittadini se facciamo degli sbagli.
«La legge non ammette ignoranza» e credo che, anche se poco educata, è una regola che deve valere per tutti!

Un tempo la domenica era sacra, ma al giorno d’oggi, ahimè, è più sacro il lavoro.
Per molti lavoratori, la domenica è un giorno come tanti altri: bar, ristoranti, ospedali, cliniche, benzinai e aree di servizio.. e questo fa comodo a tutti.
La cosa che mi turba, è che tutti parlano del Centro Ovale e del Fox Town. Nessuno però pensa ai piccoli negozi di paese e alla concorrenza sleale che si creerebbe.

A questo proposito, ho pensato ad una soluzione che ritengo valida, se ben applicata.
I permessi per lavorare la domenica vanno dati a tutti. In questo modo chi vuole aprire il negozio, lo può fare. Chiaramente bisogna incentivare anche coloro che non possono permettersi di pagare altri dipendenti per coprire 7 giorni su 7.
L’idea sarebbe quella di servirsi di coloro che già percepiscono l’assicurazione disoccupazione o l’assistenza.
Conosco persone che pagherebbero per rimettersi in gioco, per tornare a vivere dignitosamente. Peccato che non hanno nemmeno i soldi per campare.
L’URC e i Comuni, dovranno essere a disposizione di coloro che necessitano dipendenti per coprire dei turni di lavoro: come una vera agenzia di collocamento.
L’importante è che ci siano delle regole che proteggano i lavoratori da eventuali abusi (congedi, pause, ferie, ..).
Può sembrare anche una soluzione banale ma non lo è. Ci guadagnerebbero tutti e non si lamenterebbe più nessuno.

Purtroppo ci troviamo davanti ad una situazione estremamente difficile. Bisogna quindi prendere in considerazione qualsiasi possibilità affinché la gente creda ancora nel sistema. La gente vuole i fatti, non solo le parole!
Finora non c’è stato il minimo miglioramento a livello di occupazione. Questo potrebbe essere un modo per reintegrarli pian piano nel mondo del lavoro, regalando ancora un po’ di speranza e di fiducia.
Bisogna assolutamente fare qualcosa e io non smetterò mai di lottare per queste persone.

Mara Grisoni, Vacallo

Redazione

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  • Guai chiedere all'URC di "lavorare" (darsi da fare) a favore dei disoccupati, non rientra nelle loro competenze ed inclinazioni. Loro il posto di lavoro glielo garantisce lo stato.

        • Il problema sono coloro che siedono ai piani alti perché spesso non sono in grado di fare il loro mestiere... a scapito dei dipendenti.

      • Nel 2009 ho prestato la mia consulenza gratuita (sono pensionato) ad una società no profit che ha gestito senza lucro 25 piani di inserimento professionale (PIP)con una riuscita (nel senso che hanno poi trovato lavoro stabile) del 50%. Gli altri onestamente erano casi sociali per i quali non avevamo competenza. Abbiamo presentato poi un progetto (dopo averlo sperimentato a nostri costi e con successo per 1 anno intero) ai responsabili del DSS di allora (ora per fortuna pensionato) con l'intento di estenderlo a tutto il cantone (ca. una sessantina di posti di lavoro, tenendo calcolo delle partenze per collocamento). Il progetto è stato osteggiato, insultato e deriso da chi, lautamente stipendiato, è stato capace per lunghi anni ad avere una riuscita dei loro progetti (si fa per dire) del 2%. (come sempre, prove documenti e fatti).
        Ogni qualvolta qualcuno produce un progetto per il quale non viene pagato, vi è qualcuno che è pagato per un lavoro che non ha prodotto. Mi fa solo rabbia che questo fuco di stato rosso di nome e di cognome, sia ora in pensione a 150'000 franchi all'anno (e nüm a pagum) :wink:

  • Secondo me la disoccupazione è un business troppo grande, pensate quanta gente ci mangia lì.
    Dapprima collocatori e personale URC e poi anche tutte quelle persone dei diversi piano occupazionali (Labor Transfer, Aziende di pratica commerciale, Caritas,...)
    Senza scordare anche quelle aziende che con la scusa degli Stage, tengono gente lì 6 mesi a lavorare come un impiegato normale, però non pagandolo...
    Naturalmente dopo la disoccupazione, arriva un altro grande business, ossia l'assistenza e anche lì stesso discorso...

    Grazie ai senza lavoro, diamo lavoro a gente che non troverebbe mai un lavoro...

    • :lol: non ha tutti i torti caro Roberto.
      Forse è il caso che anche loro provino cosa significa non avere un lavoro.
      Conosco persone disperate perché da anni provano a scrivere ovunque e le risposte sono sempre quelle... troppo qualificato, troppo vecchio, troppo.......
      Insomma, se qualcuno ha bisogno di lavorare è disposto a tutto pur di occuparsi la giornata dalle 8 alle 18 potendosi così permettere una vita dignitosa. Arrivare a casa stanco ma soddisfatto e poter vivere dei propri guadagni e non di quelli della collettività.
      Il problema, ad un certo punto, dopo la disoccupazione e subentrata l'assistenza (che vien data a cani e porci) è il tempo, quel tempo che non si sa più come occupare e porta, spesso, alla disperazione, all'esaurimento, alla depressione... e questi sono mali incurabili e pericolosi. Voglio aiutare queste persone.

  • Il lavoro domenicale oggi infastidisce chi un lavoro ce l'ha...... ma chi non ce l'ha, pagherebbe per lavorare indipendentemente dal giorno della settimana!

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