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L'Europa può scegliere il suo destino – Mario Deaglio

Solo molto raramente gli operatori finanziari e i responsabili dell’economia globale sono uomini di lettere.
A pochissimi di loro, quindi, saranno tornati in mente, nelle recenti, pesantissime sedute dei mercati finanziari, i celebri versi di Rudyard Kipling, il romanziere e poeta della globalizzazione ottocentesca: “Se riesci a tenere la testa a posto mentre tutti attorno a te la perdono… allora, figlio mio, tutta la terra sarà tua con quanto contiene”.


Negli ultimi giorni, invece, la testa l’hanno persa in molti su tutti i mercati finanziari del mondo, dando l’impressione di essere sul punto di perdere il controllo che continuano a esercitare sulla terra e su quanto contiene.
Una pioggia di parole, più pesanti di pietre, si è abbattuta sui listini e sugli spread, con una particolare predilezione per la Spagna e per l’Italia il che denota una sostanziale immaturità dei mercati, nella loro versione attuale: forse per troppo tempo si è lasciato a loro il governo di fatto dell’economia globale.

La lista di queste parole pesanti sarebbe molto lunga – e comprende molte analisi frettolose e sommarie di stimate banche d’affari internazionali – ma si può cominciare con quanto detto da George Soros, il finanziere che vent’anni fa fece crollare la sterlina, il quale ha solennemente affermato che, se non si agisce subito, l’euro ha tre mesi di vita.
Soros non è nuovo a drammatizzazioni di questo genere e proprio per questo è incredibile che Christine Lagarde, già navigato ministro francese delle Finanze e oggi direttore del Fondo Monetario Internazionale, gli abbia fatto eco in un’intervista alla rete televisiva americana Cnn che ha poi dovuto faticosamente rettificare dopo che le sue parole avevano contribuito al non brillante andamento dei listini.
E si può finire con il ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter, che ha tranciato giudizi negativi sulla situazione finanziaria italiana della quale non ha alcuna conoscenza specifica.

Il lettore non specialista è indotto a credere che la moneta nella quale vengono pagati i suoi redditi, nella quale detiene i suoi risparmi e con la quale effettua i suoi acquisti – la moneta, insomma, che rappresenta al momento attuale la massima espressione di economie avanzate e solide, fondamento di una pace e di una cultura continentale – possa sparire dalla sera alla mattina per effetto della “speculazione”.
Non è così. L’attuale debolezza dell’euro può e deve stimolare azioni correttive da parte dei governi, ma ci vorrebbe in ogni caso un’incompetenza totale per farla sparire in una tempesta finanziaria, come per un incantesimo malefico.

Naturalmente per l’euro è indispensabile la volontà politica degli europei di avere un’unica moneta e sarà probabilmente questo il vero tema centrale dell’incontro romano dei principali leader del continente che si terrà a Roma tra non molti giorni.
La volontà politica è alla base di un uso efficace dei giganteschi strumenti di difesa dell’euro, a cominciare dal Fondo salva Stati e dal Meccanismo Europeo di Stabilità.
Ci sono poi azioni specifiche di sostegno in condizioni di emergenza che possono essere poste in atto dalla Banca Centrale Europea e, se richiesto, dal Fondo Monetario Internazionale. E non vanno trascurate le enormi riserve auree di Francia, Germania e Italia che potrebbero, se fosse veramente necessario, essere date in garanzia sulla solidità della moneta.

Che, dopo una giornata di fuoco sui mercati finanziari, l’euro possa semplicemente cessare di esistere è una leggenda metropolitana che i mezzi di informazione purtroppo tendono a legittimare.
È molto più realistico pensare che il cambio dell’euro possa subire una forte correzione al ribasso – che del resto sembra in atto – il che non deve impressionare più di tanto.
Gli americani sostengono da sempre che “il valore di un dollaro è un dollaro”. È tempo che gli europei imparino che “il valore di un euro è un euro”; e una riduzione del cambio dell’euro in un periodo di prezzi calanti del petrolio non sarebbe certo una cattiva cosa in quanto si importerebbe poca inflazione mentre potrebbero esserne rilanciate le esportazioni verso altre aree economiche e valutarie.

Va infine ricordato che non è affatto detto che l’euro debba continuare a subire passivamente le azioni chiaramente offensive di una parte del mondo finanziario internazionale.
Le normative che dovrebbero disciplinare le società di rating – causa prossima di molti terremoti finanziari – giacciono da troppo tempo all’attenzione di un Parlamento europeo distratto; anche la diffusione di notizie finanziarie imprecise e allarmistiche non può essere tollerata all’infinito; e va ricordato che certe operazioni finanziarie, di tipo chiaramente speculativo, possono essere limitate o vietate in determinati periodi.

In definitiva, nel governo della propria moneta l’Europa può e deve dimostrare di essere padrona del proprio destino.
Il che non significa, naturalmente, abbandonarsi a una finanza allegra ma può significare in un’intervista su «La Stampa» di oggi il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble, che, come altre volte nella storia dell’Unione Europea, un passo indietro, come quello dell’euro sotto attacco, ci può portare a un più lungo passo in avanti: una cessione parziale di sovranità fiscale dei vari Stati nazionali a un governo centrale europeo è forse il tassello che ci manca perché l’Europa non debba più aver paura di assalti speculativi contro la propria moneta.

Mario Deaglio
ex direttore de Il Sole 24 ore e professore di economia all’Università di Torino


– pubblicato sul quotidiano La Stampa il 13 giugno 2012. Per gentile concessione dell’autore

Redazione

View Comments

  • Se questo è un professore di economia che forma realmente degli studenti si capisce tra le altre cose perché il sistema bancario è al collasso.

  • Son passati poco più di 2 mesi, rivediamo un po' le affermazioni di Deaglio:

    È tempo che gli europei imparino che “il valore di un euro è un euro”; e una riduzione del cambio dell’euro in un periodo di prezzi calanti del petrolio non sarebbe certo una cattiva cosa in quanto si importerebbe poca inflazione mentre potrebbero esserne rilanciate le esportazioni verso altre aree economiche e valutarie.

    E difatti in Italia siamo a quanto? 2 euro al litro per la verde?

    Ribadisco l'opinione precedentemente espressa sul professore che per il bene degli allievi farebbe bene a non insegnare.

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