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Il precedente del “Laboratorio Argentina”: i banchieri internazionali al lavoro – Roberto Pinotti

Esattamente dieci anni fa l’Argentina subì un vero e proprio collasso finanziario e politico. Dopo un decennio in cui il paese sudamericano aveva seguito quello che gli “esperti” del Fondo Monetario Internazionale, i banchieri internazionali e le agenzie di rating avevano detto di fare, questo fu il risultato finale.

L’allora presidente Fernando De la Rua ha applicato fino all’ultimo minuto tutte le ricette del FMI, facendo ingoiare alla gente i loro rimedi “velenosi”. Agli inizi del 2001 la situazione divenne critica quando De la Rua non poté più pagare gli interessi del “debito sovrano” argentino, anche dopo aver guidato il paese in modalità “deficit zero”, tagliando spesa pubblica, posti di lavoro, sanità, educazione e servizi pubblici essenziali.
Nel marzo 2011 richiamò come ministro delle Finanze Domingo Cavallo, ruolo che Cavallo aveva già svolto per sei anni durante gli anni ‘90 sotto la presidenza di Carlos Menem, imponendo le scandalose politiche di deregolamentazione e privatizzazione del FMI che indebolirono lo Stato e lo portarono dritto al collasso del 2001.

David Rockefeller (per JPMorgan Chase) e William Rhodes (per CitiCorp) vennero personalmente a Buenos Aires per suggerire al presidente De la Rua di nominare Cavallo.
Così a giugno 2001, Cavallo – non a caso membro della Commissione Trilaterale e protetto dai banchieri Soros, Rockefeller e Rhodes – provò a dissipare il default rifinanziando il debito sovrano, che aumentò il debito pubblico di 51 miliardi di dollari, ma non evitò il collasso totale di dicembre.
Cosa successe poi? De la Rua e Cavallo difesero i banchieri e evitarono la corsa agli sportelli congelando tutti i depositi bancari.

L’economia argentina quasi collassò; le persone scesero per strada sbattendo pentole e padelle, urlando, chiamando tutti i banchieri “ladri, criminali, truffatori, imbroglioni” ma i grandi cancelli di bronzo delle megabanche rimasero chiusi. Nessuno ebbe i suoi soldi indietro.
Metà dei depositi bancari erano in dollari. Anche in questo caso nessuno ebbe i dollari indietro, solo pesos a un tasso di cambio fraudolento.
Metà della popolazione scese rapidamente sotto la soglia di povertà, in milioni persero il posto di lavoro, i risparmi e le case per via dei pignoramenti, i mezzi di sussistenza. Ma neppure una banca collassò!

L’Argentina è stata usata come banco di prova dall’elite per apprendere come poter controllare un totale collasso finanziario, monetario, bancario ed economico e le sue conseguenze sociali.
Gli insegnamenti vengono usati oggi con Grecia, Irlanda, Spagna, Italia, Islanda, Regno Unito e Stati Uniti.
Quindi gli odierni manifestanti di “Occupy Wall Street” non hanno alcuna possibilità.

Roberto Pinotti
Sociologo e presidente del Centro ufologico italiano

Redazione

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