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Non trasformeremo i banchieri in santi. 7 consigli per sopravvivere agli scandali delle banche

La truffa attorno al tasso interbancario Libor ha appesantito la reputazione delle banche. Dopo la crisi finanziaria e questo nuovo scandalo di una lunga lista di scandali, le banche oggi sono considerate delle approfittatrici incompetenti gestite da imbroglioni.

Un articolo dell’editorialista economico Martin Wolf, sul quotidiano britannico Financial Times.

“Un tale disgusto per quello che Paul Tucker, presidente aggiunto della Banca d’Inghilterra, ha qualificato di “cloaca” è perfettamente naturale. Ma il disgusto da solo non guida le riforme. Dunque ecco sette consigli per le risposte che vanno portate.

1. Innanzitutto accettare il fatto che scivolare è inevitabile, viste le enormi somme in gioco. E’ buona cosa che l’opinione pubblica reagisca con vigore, perché ciò contribuisce a scoraggiare la disinvolta gestione delle banche.
Ma siamo realisti : i banchieri si interessano innanzitutto ai soldi e che ci piaccia o meno questo non cambierà.

2. Esistono mezzi suscettibili di impedire che un simile scandalo si ripeta : forti multe da una parte, maggiore trasparenza dall’altra parte. I dati che riguardano le transazioni reali vanno esaminati. La trasparenza non è il rimedio a tutti i mali dell’attività bancaria, ma sarebbe utile.

3. Le banche devono aumentare in maniera esponenziale il capitale proprio. Questo è anche stato messo in evidenza dallo scandalo del Libor. I regolatori si sarebbero preoccupati meno dei tassi relativamente alti del Libor constatati nell’ottobre 2008 se non si fosse pensato che le banche fossero pericolosamente vicine al crollo. La risposta a questa angoscia è l’aumento del capitale, come ha sottolineato in un brillante discorso Robert Jenkins, membro del Financial Policy Committee recentemente messo in funzione dalla Banca d’Inghilterra.

4. Maggior capitale non può significare il 100% di fondi propri. Quello che Laurence Kotlikoff (dell’università di Boston) suggerisce (“Vickers is not enough to stop another Libor scandal”, Financial Times, 9 luglio 2012) non è, come dice, l’attività bancaria a obiettivi limitati, ma la fine della banca! Un rapporto di indebitamento di 33 per uno, ufficialmente proposto oggi, è pericolosamente alto, ma non accettare alcun rischio non è una buona risposta.

5. Fissando le esigenze di capitale proprio, è essenziale considerare che banche e regolatori potranno giocare, e di sicuro giocheranno, su quelli che si chiamano “attivi ponderati in funzione dei rischi”.
Come ricorda regolarmente Per Kurowski, ex direttore esecutivo della Banca mondiale, le crisi sopraggiungono quando quel che consideravamo un debole rischio si rivela essere un rischio molto elevato. Ecco perché un indebitamento non ponderato è importante. Deve essere molto più debole.

6. Gli argomenti per la messa in opera di tutte le raccomandazioni dell’Independant Commission on Banking oggi hanno ancora più peso. E’ vitale che in caso di difficoltà i problemi bancari possano essere risolti con facilità.
Le banche devono disporre in permanenza di un largo margine di sicurezza. Devono essere protette dalla cultura delle transazioni a breve termine dell’Investment Banking.

7. L’argomento a favore della separazione totale delle banche di deposito e le banche che praticano investimenti è più convincente oggi che prima dello scandalo del Libor o della crisi finanziaria, a condizione che il finanziamento delle banche d’investimento sia separato dalla giacenza dei fondi delle banche di deposito, le quali devono possedere fondi propri adeguati.
Anche la banca di deposito costituisce un’attività a rischio. In una crisi, i gruppi diversificati sono capaci di soccorrere le proprie filiali, costituiscono un vantaggio.

E’ comprensibile che i recenti scandali abbiano suscitato la collera dell’opinione pubblica. Il tempo in cui il direttore della banca del quartiere era tanto rispettato quanto il medico di quartiere sono passati.
Non trasformeremo i banchieri in santi. Ma possiamo modificare gli incitamenti che vengono proposti loro, la struttura delle banche e l’orientamento della regolamentazione. Con la raccomandazione dell’abbassamento sostanziale del tasso di indebitamento e una trasparenza maggiore.
Va eliminata l’idea che lo Stato sarà sempre presente per sostenere le banche d’investimento. E’ un’idea malsana. Non possiamo aspettarci dei miracoli ma possiamo rendere i banchieri più utili e meno pericolosi.”

Redazione

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