Per smorzare l’impatto della forza del franco sull’euro, un anno fa la Banca nazionale svizzera introduceva il tasso di cambio di 1 euro per 1.20 franchi.
Malgrado poi l’istituto sia dovuto intervenire a più riprese per difendere la misura introdotta, il momento di applicare il tasso di cambio del mercato sembra ancora molto lontano.
A fine luglio, le riserve in divise della Banca nazionale svizzera si elevavano a 406.5 miliardi di franchi, il doppio rispetto allo stesso periodo di un anno fa.
Questa somma equivale al 70% del Pil della Svizzera e a breve potrebbe raggiungere il livello dell’insieme della produzione elvetica, qualora la BNS decidesse di proseguire i suoi acquisti di moneta estera.
I piazzamenti in euro, per la maggior parte obbligazioni di Stato della Zona euro di paesi solidi finanziariamente, come la Germania, hanno raggiunto i 200 miliardi.
Thomas Jordan, presidente della Banca nazionale svizzera, non intende togliere il tasso massimo del cambio euro-franco e Thomas Flury, di UBS, ritiene probabile che la situazione attuale duri ancora molto tempo : “Può durare cinque anni o di più, è difficile sapere quanto tempo ci vorrà prima che la situazione economica si stabilizzi in Europa – ha dichiarato al portale di economia Cash.ch.
“E’ evidente che gli sforzi fatti dalla BNS si sono mostrati vincenti – commenta l’economista della banca Julius Baer, Janwillem Acket – Il coraggioso intervento della Banca nazionale ha permesso alla Svizzera di evitare una grave recessione e tutte le conseguenze, come un aumento della disoccupazione e deficit nelle collettività pubbliche.
Il tasso di cambio massimo viene sostenuto dal settore dell’esportazione e dal settore turistico e serve anche all’economia.
La Svizzera si trova vicina alla recessione ma la politica della BNS ha permesso di evitare un indebolimento congiunturale ancora più grande.”
(Fonte : Le Matin.ch)
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