Martedì, un milione e mezzo di catalani (due milioni secondo gli organizzatori) hanno invaso le vie del centro di Barcellona per chiedere l’indipendenza della Catalogna dal resto della Spagna. La più grande manifestazione nazionalista dalla fine della dittatura franchista.
Ieri era la “Diada”, la festa nazionale catalana e la marcia era stata convocata da una piattaforma della società civile, l’Asamblea Nacional Catalana, cui hanno poi aderito i principali movimenti nazionalisti, ad eccezione dei socialisti e del Partito popolare del premier Mariano Rajoy. Nessuno si aspettava che la partecipazione popolare fosse così massiccia.
Il 51,1% dei catalani vuole la secessione dalla Spagna. Il motivo è soprattutto la durissima crisi economica. Il governo autonomo regionale è in bancarotta, non ha più soldi per gli ospedali, per le scuole, per la normale attività amministrativa e non riesce a rifinanziare il suo debito.
Secondo gli amministratori locali e secondo il governatore catalano, Artur Mas, la Catalogna perde oggi circa il 10 percento delle tasse, che i suoi abitanti versano alla Stato centrale e che non tornano indietro. Una quantità sufficiente a coprire il buco del debito.
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