Umberto Bossi ha scalato Roma e poi l’Italia intera nominandosi guerriero del Nord, narratore di una rivoluzione sempre imminente e ha inventato una nuova lingua politica fatta di punti esclamativi, invettive, insulti, semplificazioni di massima efficacia compresa la pernacchia, il gestaccio. Ha inventato un territorio da difendere e uno da sconfiggere, il primo immaginario, la Padania, il secondo tanto vero da coincidere con lo Stato unitario.
Si è attribuito la protezione di un dio che scorre nel Grande Fiume e nell’Ampolla. Comunque quel destino immaginario e immaginifico era meglio del nulla che passava la vecchia Italia dei partiti e dei Palazzi, dell’assistenzialismo meridionalista e del pubblico impiego fannullone. La nemesi ha voluto vendicarsi di Umberto Bossi nel modo più crudele, allestendo la sua sconfitta dentro a una corona di dettagli tipici del potere che si disfa e disfacendosi marcisce. Vent’anni dopo, e probabilmente senza mai accorgersene, anche lui precipita dentro quella stessa ripugnanza. L’epopea degli esordi, la marcia trionfale della sua seconda vita finiscono per trasformarsi, dopo la tragedia, in una malinconica “pochade” di angusta provincia.
Autori: Marco Travaglio, Pino Corrias, Renato Pezzini
Collana: Reverse
Casa editrice: Chiare Lettere
120 pagine
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