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Referendum accordi fiscali. Ginevra ammette l’errore nell’invio delle firme

La Cancelleria di Stato del canton Ginevra ha ammesso venerdì di aver commesso un errore nell’invio delle firme del referendum contro gli accordi fiscali. E’ stata dimenticata l’etichetta “Postpack priority”, che doveva essere incollata sul pacco.

Inizialmente la Cancelleria aveva addossato l’errore ai servizi postali, ma poi la Posta aveva trasmesso un documento che riproduce la scansione del pacco inviato, nel quale appare unicamente l’etichetta “invio iscritto” e nessuna indicazione di “Postpack priority”.
La Cancelleria di Stato ginevrina ha dunque emesso un comunicato nel quale si dice dispiaciuta di quanto accaduto.

Numerosi invii postali delle firme raccolte sono giunti al comitato del referendum con un giorno di ritardo e non hanno potuto essere depositati alla Cancelleria federale.
Il pacco della Cancelleria di Stato di Ginevra conteneva 1’500 firme, in pratica le firme mancanti per la riuscita del referendum contro l’accordo fiscale con la Germania.
Altri 160 comuni, che insieme hanno raccolto circa 800 firme contro l’accordo con la Germania, hanno trasmesso le firme con Posta B, giungendo dunque con un giorno di ritardo.
L’ASNI, l’Azione per una Svizzera indipendente e neutrale, ritiene che i comuni che hanno trasmesso le firme con un giorno di ritardo sono responsabili del fallimento del referendum.

I comitati hanno depositato 48’533 firme contro il trattato fiscale con Berlino, 47’554 firme contro il trattato fiscale con Londra e 46’848 firme contro il trattato fiscale con Vienna.

Redazione

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