Saif al Islam, figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi, è comparso giovedì 17 gennaio davanti alla Corte penale di Zenten, nel sud della Libia.
Deve rispondere dell’accusa di aver tentato di scambiare informazioni, nel giugno 2012, con la delegazione del Tribunale penale internazionale.
Questa delegazione era giunta a Zenten per verificare le sue condizioni di prigionia e per tentare di farlo trasferire all’Aja, dove sarebbe stato processato per crimini di guerra.
Il timore dei giudici dell’Aja è che se processato in Libia Saif al Islam Gheddafi non abbia un processo equo. Potrebbe essere condannato alla pena di morte, unicamente per soddisfare la voglia di vendetta degli oppositori al vecchio regime.
Il processo si tiene a porte chiuse. Vietato l’accesso anche alla stampa. Il portavoce del procuratore generale libico ha precisato che Gheddafi è accusato di complicità nello scambio di informazioni e documenti di natura tale da costituire un pericolo per la sicurezza nazionale. Un’accusa molto grave.
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Gia rinviato a maggio a quanto ho sentito.
E riguarda solo, appunto, questo presunto e fantasioso "scambio di informazioni"
La Libia ad oggi non ha un sistema legale capace di amministrare la giustiza, non ha un esercito unitario in grado di controllare le brigate islamiste, non ha forze di polizia, i rapimenti e i disordini sono all ordine del giorno: terra senza legge.