Lunedì 29 luglio, dopo giorni di scontri fra sostenitori del governo e opposizione, il governo tunisino ha proposto di organizzare nuove elezioni legislative il 17 dicembre, per tentare di uscire dalla crisi politica causata dall’assassinio, settimana scorsa, del membro dell’opposizione Mohamed Brahimi.
Il primo ministro tunisino Ali Layaredh, del partito islamico Ennahda, ha respinto la richiesta del partito laico Ettakatol, che chiedeva le dimissioni del governo e la costituzione di un ufficio dirigenziale d’unione nazionale.
Martedì 30 luglio le dimissioni del governo sono state chieste anche dal sindacato tunisino UGTT.
La data scelta per eventuali nuove elezioni legislative, il 17 dicembre, è simbolica, perché rimanda al 17 dicembre 2010, il giorno in cui il venditore ambulante Mohamed Bouazizi si era dato fuoco, dando il via alla rivolta che aveva portato alle dimissioni del presidente Ben Ali. La rivolta tunisina era stata la prima della Primavera araba.
Il premier Larayedh ha assicurato che il governo resta aperto al dialogo per migliorare la sua efficacia, considerando che si tratta del solo modo di trovare delle soluzioni ai problemi attuali.
Larayedh ha lanciato un appello al popolo e a tutti i partiti e le associazioni del paese affinchè si evitino caos e violenza.
Ha inoltre accusato il partito Ettakatol di sfruttare le avidità politiche e personali e di voler portare il paese verso un futuro incerto.
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