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Debiti e finanza-ombra distruggono la Cina

Vittima del disequilibrio del suo sistema finanziario, la Cina è fronteggiata all’esplosione dei debiti pubblici, in particolare quelli dei governi locali e con la proliferazione di strumenti di credito non regolamentari, bombe a scoppio ritardato a detta degli esperti.

Una situazione che viene evidenziata una settimana dopo l’emissione di un rapporto del Fondo monetario internazionale, dove questi si dice preoccupato dalla netta crescita delle obbligazioni emesse dalle autorità centrali e locali, il cui totale si avvicina al 45% del Pil della Cina.

Attualmente il debito dei governi locali (municipalità e province) è equivalente a 2’130 miliardi di euro.
Per spingere l’attività malgrado la congiuntura debole, le autorità locali hanno preso in prestito grandi somme di denaro, investendo soprattutto nei grandi progetti di infrastrutture – spesso sconnessi dall’economia reale e senza una vera redditività – e edificando enormi edifici pubblici.
L’indebitamento è una scelta forzata : la maggioranza delle imposte va al governo di Pechino e a disposizione dei governi locali rimane il reddito derivante dalla vendita, limitata, di terreni immobiliari.
Una fuga in avanti che Pechino intende arginare. Di recente il governo centrale ha annunciato il divieto per cinque anni di costruire edifici amministrativi.

Al contempo sono esplosi i crediti sottoscritti nel settore privato – in gran parte attraverso strumenti finanziari non regolamentati (società fiduciarie e micro-credito) – che sono prosperati al di fuori delle grande banche statali.
Questo sistema parallelo di “finanza ombra” o shadow banking si è talmente gonfiato nel corso degli ultimi due anni che a fine 2012 arrivava all’equivalente di 3’550 miliardi di euro, pari al 55% del Pil cinese.
Gli istituti di credito controllati dallo Stato preferiscono prestare generosamente ai grandi gruppi pubblici e ignorare le piccole e medie imprese, giudicate meno affidabili.

Oltre alle imprese, i governi locali – penalizzati dalle restrizioni di accesso al credito tradizionale – hanno iniziato a finanziarsi presso la finanza-ombra, la quale ha accentuato la vulnerabilità di un settore finanziario già appesantito dal debito.
I supervisori bancari non riescono a seguire il ritmo e questo suscita domande sulla qualità del credito e la gestione della liquidità.
L’agenzia di rating statunitense Moody’s mette in guardia contro l’apparire di bolle d’investimento, evocando lo spettro della crisi dei subprimes americani.
Lo scorso giugno una grave crisi di liquidità aveva toccato il mercato interbancario cinese, ravvivando le inquietudini sulla salute del settore finanziario nel suo insieme.
Secondo Mark Williams e Wang Qinwei, analisti di Capital Economics, “molti prestiti pubblici non verranno mai rimborsati e a un certo punto lo Stato dovrà intervenire per soccorrere i governi locali.”

Redazione

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