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Dove sono finiti i banchieri della crisi del 2008?

I grossi calibri della finanza mondiale, che sino al 2007-2008 spingevano sempre oltre il limite della redditività dei fondi propri, sono stati, per la maggior parte, colpiti in pieno dalla crisi finanziaria. Negli Stati Uniti e in Europa questi uomini potenti hanno dovuto abbandonare le loro illustri istituzioni dalla porta di servizio, ma rari sono coloro che hanno davvero abbandonato la finanza.

“Quando si percepiscono alti guadagni e che vi sono grandi problemi, non ci si può esonerare dalle responsabilità – aveva detto Nicolas Sarkozy riferendosi a Daniel Bouton, dopo la rivelazione dello scandalo Kerviel, nel gennaio 2008. In questo modo era stata decisa la sorte del presidente dell’istituto di credito Société Générale : aveva rassegnato le dimissioni l’anno seguente.
Il banchiere non aveva più fatto parlare di sé ma come molti dei suoi colleghi si è riconvertito nella consulenza, capitalizzando i suoi molti contatti nella società di consulenza DMJB Conseil. Una funzione che ha aggiunto a quella di Senior advisor presso la Rothschild & Cie Banque e CVC Capital Partners.

Dal 2007, dall’inizio della crisi economica, sono cadute molte teste. Negli Stati Uniti la testa caduta più famosa è stata quella di Richard Fuld, presidente di Lehman Brothers, la grande banca che era fallita nel settembre 2008 trascinando nella sua caduta gran parte del sistema finanziario.
Teste illustri sono cadute anche in Europa, a cominciare dalle partenze di Fred Goodwin, che in sette anni aveva saputo quadruplicare i guadagni della Royal Bank of Scotland e di Pierre Richard e Axel Miller, che dirigevano il gruppo franco-belga Dexia sino al suo crollo.
Nessun grande banchiere americano coinvolto nella crisi dei subprimes è stato indagato dalla giustizia. L’unico a essere stato portato di fronte alla giustizia è l’ex trader di Goldman Sachs, Fabrice Tourre.

Per responsabilizzare i banchieri e rispondere alla collera popolare, due potenze europee si sono posizionate : la Germania e la Gran Bretagna.
Una proposta del Parlamento britannico sulla regolamentazione bancaria prevede che errori deliberati costituiranno un’infrazione penale che comporterà pene detentive sino a 10 anni.
In Germania il progetto di legge bancaria attualmente in discussione prevede anche la responsabilità penale dei dirigenti di banca.

(Les Echos.fr)

Redazione

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