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Un Festival del film socialmente attento che merita un plauso – Partito Comunista

Poiché la polemica su Locarno infuria, ci sentiamo in obbligo di dar voce un po’ a tutti. Pubblichiamo qui la presa di posizione del Partito Comunista, firmata dal leader Massimiliano Ay.

Una minima osservazione. “Scandalizzati in preda ad isteria bigotta”… Io, Dadò, Dadò, Soldati e numerosi amici scandalizzati siamo. Isterici (viene dal greco hysteron=utero): non saprei. Bigotti: io no. Sono iracondo, pelato, miope, sovrappeso e vanitoso. Ma bigotto, no. [fdm]


Il Partito Comunista è disgustato dalla solita teatrale strumentalizzazione politica di cui pure quest’anno si sono resi protagonisti alcuni esponenti della destra ticinese per attaccare anche la nuova direzione artistica del Festival del Film di Locarno, che ha anzi il pregio di saper portare in primo piano a disposizione del pubblico pellicole di critica sociale in un clima di lodevole libertà artistica di cui va reso merito a Carlo Chatrian.

Ci preme affrontare due questioni concrete relative ai film proiettati. Anzitutto troviamo ridicolo il moralismo di chi ha attaccato “Zone umide”: una cosa è criticare la pellicola da un punto di vista artistico e quindi soggettivo, altra cosa è inveire scandalizzati in preda ad isteria bigotta sui suoi contenuti che vanno dall’erotismo al disagio sociale e psichico (basta solo aver una sufficiente apertura mentale per capirlo!). In secondo luogo troviamo vergognoso il cancan mediatico sul documentario “Sangue”: esso tratta solo molto marginalmente delle Brigate Rosse (BR) e in nessun modo giustifica la lotta armata, è anzi una pellicola che in modo crudo affronta il tema della malattia e della sofferenza.

In merito all’ex-brigatista ospite a Locarno, infine, vale la pena ricordare che egli è un uomo libero che ha scontato la sua pena carceraria. Riteniamo utile poter parlare finalmente con un certo distacco del tragico periodo degli anni di piombo, senza fanatismi e senza paraocchi ideologici: in quegli anni a insanguinare l’Italia non c’erano infatti solo le BR (condannate – sia chiaro! – anzitutto proprio dai comunisti, e in particolar modo dal Partito Comunista Italiano), ma anche le stragi di Stato (tuttora irrisolte) e il terrorismo nero di marca fascista tutelato dall’omertà della polizia. Il cinema può aiutarci a capire la complessità e i drammi umani che la lotta sociale di quegli anni ha prodotto.

Unico neo di questa rassegna è il fatto che la “PardoWay” chiusa già alle ore 03:00 anche durante il week-end non solo abbia fortemente limitato la movida notturna del Festival, ma lasciando nelle strade numerosi avventori non ha nemmeno contribuito la risoluzione del presunto problema riguardante i rumori.

Partito Comunista, Massimiliano Ay, segretario

Relatore

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