Si aprirà domenica 15 settembre al Museo Cantonale d’Arte la mostra dal titolo Il simbolismo e gli artisti svizzeri: Miti & Misteri, che presenta al pubblico duecento opere dei più importanti esponenti del simbolismo in Svizzera e dei maggiori artisti internazionali.
Saranno presentati, tra gli altri, i capolavori di Arnold Böcklin, Augusto e Giovanni Giacometti, Johann Heinrich Füssli, Ferdinand Hodler, Giovanni Segantini, Gustav Klimt, maggiore esponente della secessione viennese, e Gustave Moreau.
Un’esposizione che si promette affascinante e non solo per il livello notevole delle opere esposte, ma soprattutto per la corrente culturale e il momento storico che rappresenta.
Il simbolismo si afferma nel tramonto ottocentesco francese, in risposta al realismo e all’impressionismo. Tra i precursori del movimento il pittore Gustave Moreau (1826-1898), proveniente dall’esperienza impressionista, che inserisce nei suoi dipinti temi che diventeranno tòpoi della pittura simbolista: mitologia e storie bibliche interpretate come reves, il più delle volte angoscianti ed oscuri, che intrappolano simboli e significati da scoprire.
Alla base dei dipinti i soggetti ispirati dalla natura, già definita da Baudelaire nelle sue Correspondances “tempio di simboli”; il poeta simbolista apriva così le porte alla poetica dell’intuizione, rivolta ad un pubblico sensibile che potesse avvicinarsi all’assoluto attraversando le armonie che si corrispondono nell’universo.
Il simbolo non è visibile all’occhio umano, ma intuito attraverso immagini evocative, attraverso un “mormorare confuso di parole che si riversano”; nei dipinti simbolisti i colori e le immagini si corrispondono, non descrivono qualcosa di reale, ma suggeriscono. Percezione sensoriale ed elementi spirituali si rincorrono sulla tela in attesa di essere intuiti.
L’antitesi è protagonista in questi dipinti: la donna angelicata e demoniaca, la natura sublime e inquietante, l’oscurità e l’infinito. Lontano dal paesaggio e dalle figure impressioniste, il simbolo racchiude un significato che va oltre, così come la mente umana che proprio alla vigilia del Novecento conosce un altro da sé: è il secolo della psicoanalisi di Freud che entra prepotente nell’immaginario di questi artisti.
Per la prima volta essa mette di fronte alla realtà un’altra verità, altrettanto significativa ma nascosta: pertanto il sogno diventa rappresentazione dell’inconscio, qualcosa che riesce a racchiudere nella sua forma contenuti complessi, universali o mitici. Precursore di questo ideale l’artista svizzero Arnold Böcklin (1827-1901) che colloca la sua pittura nella linea sottile che suddivide realtà e sogno. Del pittore è la famosa “Isola dei Morti” dipinta in cinque versioni dal 1880 al 1886 e l'”Isola dei Vivi” (Lebensinsel) del 1888 che mostra una piccola isola con tutti i simboli della gioia e della vita.
La mostra, a cura di Valentina Anker e realizzata grazie al sostegno di Credit Suisse, partner del Museo d’Arte e del Kunstmuseum di Berna, promette d’essere un vero e proprio rêve … ad occhi aperti.
Elisabetta Abate
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