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Stati Uniti. Taglio di 5 miliardi di dollari al programma dei buoni pasto

Negli Stati Uniti l’aiuto alimentare per i più poveri sarà ridotto di 5 miliardi di dollari all’anno, come deciso dal Congresso. I tagli saranno attivi a partire dal 1. novembre e (salvo ulteriori ripensamenti) dovrebbero riguardare unicamente l’anno fiscale 2014.

Questa cifra significa una perdita di 21 pasti al mese per una famiglia di quattro persone che beneficiano del Programma di alimentazione supplementare (SNAP). Circa 47 milioni di americani verranno colpiti a ogni livello da questa riduzione, che rappresenta un taglio del 15%.

Per il Congresso questa non è una situazione critica che necessita una soluzione immediata : “Il Congresso deve agire ma non è prevista alcuna legislazione – ha commentato Dorothy Rosenbaum, esperta del SNAP presso il Center on Budget and Policy Priorities.

[…] Va ripetuto che il programma di assistenza alimentare porta al Congresso l’opportunità di mostrare il suo lato ipocrita. Si è sviluppato in lungo e in largo lo spettacolo dei conservatori che votano per ridurre radicalmente gli aiuti, che ammontano a un dollaro e 40 centesimi al giorno e per pasto, raccogliendo per loro stessi milioni di dollari in sovvenzioni all’agricoltura.

Nella Central Valley in California, l’11% dei residenti beneficia del programma di aiuto alimentare. Le restrizioni faranno perdere a queste persone 457 milioni di dollari.
Il deputato repubblicano Stephen Fincher, che chiama in causa la Bibbia per spiegare perchè i beneficiari dei buoni pasto possono ben sopportare una quantità inferiore di cibo, dal 1995 ha raccolto 3.5 milioni di dollari in sovvenzioni agricole. Un residente su cinque del suo Stato riceve un aiuto alimentare.

Chi riduce gli aiuti alimentari sono le stesse persone che proclamano che la sicurezza sociale si trova in una situazione di disagio perchè deve far fronte a possibili tagli di bilancio nel… 2033.
La loro soluzione è quella di ridurre le sovvenzioni, così le persone si abituano a vivere con meno.

(Fonte : Los Angeles Times)

Redazione

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