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A Neuchâtel il salario minimo è realtà, in Ticino si dorme – di Michela Delcò Petralli

Riceviamo e con piacere pubblichiamo questo contributo politico, che non rispecchia necessariamente l’opinione del portale. (fdm)


Sui quotidiani di oggi si legge che Neuchâtel potrebbe essere il primo can­tone svizzero ad adottare un salario mini­mo. In un disegno di legge sottoposto al Gran Consiglio, il Consiglio di Stato propo­ne uno stipendio di base di 20 franchi l’ora, corrispondente a circa 3.600 franchi men­sili. L’introduzione del principio di un sala­rio minimo nella Costituzione cantonale è stato adottato in votazione popolare il 27 novembre 2011. Una proposta analoga è stata lanciata dai Verdi ticinesi il 9 aprile di quest’anno.

L’iniziativa costituzionale, che ha raccolto quasi 12’000 firme, vuole ancorare nella Costituzione cantonale il principio di un salario minimo dignitoso differenziato per  settore economico e per funzione. Consegnata nel giugno 2013 l’iniziativa è ancora al vaglio di una Commissione del Gran Consiglio. Non si capisce la ragione di tanto ritardo. La Commissione non deve entrare nel merito della proposta ma soltanto vagliarne la costituzionalità. Sulla ricevibilità dell’iniziativa non ci sono dubbi visto che il Tribunale federale si è già pronunciato favorevolmente e che il Parlamento federale ha già accordato la garanzia costituzionale alle costituzioni di Giura e Neuchâtel, che prevedono appunto un diritto sociale analogo a quello proposto dai Verdi.

E allora cosa si aspetta a portare l’iniziativa dei Verdi in Gran Consiglio? Di che cosa si ha paura?

I commissari dovrebbero farsi carico delle preoccupazioni dei Ticinesi. Nel nostro Cantone la situazione del lavoro è una vera emergenza sociale. Il tasso di disoccupazione continua a salire. I lavoratori poveri nel nostro Cantone sono più numerosi rispetto al resto della Svizzera. Il fenomeno del dumping salariale e della sostituzione di lavoratori locali con personale frontaliere – meno retribuito – è nota a tutti.

A leggere le cifre della Commissione tripartita relative al dumping salariale si potrebbe concludere che in certi settori economici il tasso dei lavoratori poveri si situa tra il 12% e il 50% con un salario nettamente al di sotto dei CHF 3’000 mensili e a volte anche dei CHF 2000 mensili. Il costo del lavoro è anche causa della concorrenza sleale tra le aziende. Chi ha coscienza sociale e paga salari dignitosi è sfavorito rispetto ai pescicani – esteri e locali – che sfruttano la giungla salariale.

Svegliamoci per favore! L’iniziativa dei Verdi deve essere sottoposta senza indugio al Gran Consiglio. Se il Parlamento la vorrà bocciare, deciderà il popolo ticinese.

Michela Delcò Petralli, deputata in Gran Consiglio per i Verdi

Relatore

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