“Inutile, costosa, controproducente!” – Fabio Regazzi contro la 1:12

Fra i temi in votazione il prossimo 24 novembre vi è anche l’iniziativa popolare lanciata dai giovani socialisti che chiede si sancire nella Costituzione federale un rapporto massimo di 1:12 fra il salario più basso e quello più altro all’interno di un’azienda. La proposta si iscrive in un disegno più ampio, di cui la sinistra cerca di farsi interprete, che vorrebbe abbattere, o per lo meno attenuare, le diseguaglianze sociali. Se l’obiettivo è sicuramente nobile, lo strumento scelto è non solo completamente sbagliato, ma addirittura controproducente per le stesse categorie che l’iniziativa vorrebbe difendere. Ma vediamo perché.

La prima domanda che si potrebbe porre è a sapere se è giusto che la politica salariale delle aziende debba sottostare a delle regole imposte dallo Stato, la cui applicazione creerebbe oltretutto ulteriore inutile burocrazia. Personalmente continuo a credere che questo sia un tema che deve rimanere di competenza dei partner sociali, modello che fino ad oggi ha comunque dato dei buoni risultati, come lo dimostra il fatto che la Svizzera è uno dei Paesi con il maggior benessere e con una disoccupazione fra le più basse in Europa. La verità è che il tema delle remunerazioni salariali è troppo complesso per poter essere ingabbiato in regole schematiche e semplicistiche come quelle proposte. Ci sono in effetti aziende in cui questo rapporto è superato e i collaboratori con i salari più bassi sono soddisfatti, mentre altre che non sarebbero toccate dall’iniziativa dove invece vi sono delle situazioni deplorevoli, che non verrebbero comunque risolte.

Ma il vero paradosso di questa iniziativa è che ad essere colpiti non saranno solo i dirigenti con salari elevati. Aggirare la normativa sarà relativamente semplice: le imprese potrebbero trasferire i dirigenti con i salari più elevati all’estero, rispettivamente delocalizzare i settori della produzione meno retribuiti, investire nell’automazione o ancora dare in outsourcing determinati servizi. Il risultato sarà in ogni caso la perdita di posti di lavoro. Ma ciò che è ancora più grave è che a pagarne le conseguenze sarà la stragrande maggioranza delle piccole e medie aziende ma soprattutto i dipendenti delle stesse.

E’ noto a tutti che i salari più elevati contribuiscono in maniera decisiva a finanziare le assicurazioni sociali e le casse pubbliche a tutti i livelli istituzionali. Secondo uno studio dell’Università di San Gallo, in caso di accettazione dell’iniziativa ai fondi dell’AVS e dell’imposta federale diretta verrebbero a mancare ca. 500 milioni e rispettivamente 1,5 miliardi di franchi, con perdite ovviamente anche per Cantoni e Comuni (a livello federale il 10% dei contribuenti versa il 75% delle imposte!).

Si può discutere all’infinito se questa stima è corretta. Rimane il fatto la limitazione degli alti salari comporterà inevitabilmente importanti minori entrate al fisco e alle assicurazioni sociali che dovranno essere colmate. Da chi? Ovviamente chiamando alla cassa le cittadine e i cittadini, ma anche le aziende, che si vedranno aumentare il carico fiscale e il prelievo degli oneri sociali sui salari.

Un vero e proprio boomerang, con effetti potenzialmente devastanti per la nostra piazza economica. Nel contesto internazionale la Svizzera viene guardata con ammirazione e anche con malcelata invidia per le condizioni economiche e sociali che ha saputo creare. Se non vogliamo, in nome di una presunta giustizia retributiva, mettere a repentaglio questo modello di successo diciamo un chiaro NO all’iniziativa 1:12.

on. Fabio Regazzi, consigliere nazionale, PPD

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