Con solo il 20% della popolazione a favore e imperturbabile contro un’opinione pubblica molto critica, il 1. gennaio 2014 la Lettonia entrerà nella Zona euro, regione monetaria sull’orlo del fallimento.
Questo paese baltico che conta appena due milioni di persone diventerà il 18.esimo Stato della Zona euro e il quarto paese ex-comunista dell’Europa centrale e orientale a adottare l’euro, dopo la Slovenia nel 2007, la Slovacchia nel 2009 e l’Estonia nel 2011. La Lituania dovrebbe seguire il movimento nel 2015.
Già nel 2008 la Lettonia sperava di aderire alla Zona euro ma la crisi economica aveva spazzato via le sue speranze, con il Pil che cadeva del 25% fra il 2008 e il 2009, la peggior recessione al mondo. Per raddrizzare le finanze e piegarsi ai criteri di Maastricht, il paese aveva dovuto pagare un alto prezzo, con una cura di drastica austerità che aveva portato a una ripresa economica spettacolare.
Con un aumento annuo del Pil di oltre il 5% nel 2011 e nel 2012, la Lettonia, membro dell’UE dal 2004, dovrebbe segnare per l’anno che si sta chiudendo una crescita di oltre il 4%.
Oggi il primo ministro Valdis Dombrovskis argomenta che l’adesione all’euro aiuterà l’economia lettone facilitando gli scambi e rinforzando la fiducia degli investitori. Fa però fatica a convincere i suoi compatrioti, i quali temono che l’abbandono della moneta nazionale provochi un aumento dei prezzi.
Poco dopo la mezzanotte del 31 dicembre 2013, il premier Dombrovskis e il suo omologo estone Andrus Ansip parteciperanno a una cerimonia presso la banca Citadele della capitale Riga per ritirare da un bancomat i primi biglietti in euro.
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