Il voto favorevole all’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa non segna né la fine del mondo né la fine degli accordi bilaterali, ma avrà sicuramente delle conseguenze. E’ l’opinione espressa sabato scorso in un’intervista sul giornale romando La Liberté dal Consigliere federale Alain Berset.
Non si deve minimizzare né esagerare la portata di questa votazione. Berset nota tuttavia che è la prima volta che gli svizzeri scelgono una decisione che potrebbe significare di tornare su quanto acquisito e di rimettere in questione la politica europea seguita da 15 anni.
Il Consigliere federale non vede nel 9 febbraio la replica del 6 dicembre 1992. Ricorda invece che dopo che l’elettorato aveva respinto lo Spazio economico europeo, il governo ha aperto la via bilaterale, la quale ha portato risultati simili a quelli che sarebbero stati acquisiti con lo Spazio economico.
Secondo Berset il 9 febbraio porta a chiedersi se la Svizzera potrà continuare ad avere un’economia sana e un basso tasso di disoccupazione, allorchè nei paesi attorno la situazione è peggiore.
A suo dire si sta aprendo una fase di insicurezza : “Gli svizzeri hanno forse avuto l’impressione che potevano decidere sulla base dell’esasperazione, senza che questo avesse delle conseguenze, come dopo l’iniziativa sui minareti. Questa volta invece gli effetti si sono fatti sentire rapidamente.”
Berset mette in guardia contro le esagerazioni e ricorda che gli accordi bilaterali sono stati firmati nell’interesse di ambo le parti. Sottolinea che anche l’Unione europea approfitta degli scambi con i ricercatori delle università e dei politecnici in Svizzera.
(Fonte : La Tribune de Geneve.ch)
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