La dottoressa Michelle Burger, docente di economia all’università, è stata la principale attrazione della prima giornata processuale. Lo schema della sua lunga deposizione è stato quello classico, ripetuto in centinaia di film, e anche nella vita reale: il legale dell’imputato che cerca in ogni modo di demolire la testimonianza che inchioda il suo cliente.
Michelle abita col marito a meno di 200 metri dalla lussuosa villa di Pistorius. Erano all’incirca le 3 della notte di san Valentino. I coniugi all’improvviso furono risvegliati da una serie di urla terrificanti, provenienti da casa Pistorius.
“Era spaventoso, erano urla da gelare il sangue. Non possono essere tradotte in parole. Il terrore nella sua voce!”
La donna gridava follemente e chiamava aiuto. Erano grida così angosciose che non si possono raccontare. Subito dopo udii quattro colpi, prima uno, poi altri tre ravvicinati: bang… bang-bang-bang.
L’avvocato dell’imputato, Barry Roux, ha tentato in ogni modo di demolire la testimonianza di Michelle Burger, adottando tattiche molto aggressive che l’hanno turbata sino alle lacrime. Tuttavia la donna ha tenuto duro e ha ribadito la sua versione dei fatti.
“Io capii che qualcosa di tremendo stava accadendo in quella casa. Uno grida in quel modo solo se la sua vita è minacciata”.
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