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Integrazione e dialogo: meglio prevenire che curare – Martino Rossi e conf.

INTERROGAZIONE

(fdm) Pubblichiamo integralmente questo interessante documento, che troviamo tuttavia bizzarro. Avrà senza dubbio uno scopo, probabilmente la creazione di una commissione ad hoc o di un “team psicologico” o “psicosociale”. Affaire à suivre.

 

Signor Sindaco.

Signore e Signori Municipali,

giovedì 25 settembre si è svolto a Paradiso l’incontro annuale sull’integrazione degli stranieri, promosso dal Dipartimento delle Istituzioni. Quest’anno il tema centrale era “Integrazione ed esclusione sociale nell’agglomerato di Lugano”.

Introdotto dal Consigliere di stato Norman Gobbi, l’incontro – che ha visto fra i relatori anche la responsabile dell’Ufficio del dicastero integrazione e informazione sociale della Città di Lugano – è stato concluso dal Delegato cantonale all’integrazione degli stranieri. Il Delegato ha opportunamente messo l’accento su un aspetto poco tematizzato nell’ambito delle iniziative volte a favorire l’integrazione, il dialogo, la convivenza positiva fra le molte comunità nazionali ed etniche che popolano la nostra città.

Il tema dell’integrazione sociale e culturale nella nostra realtà è generalmente trattato a partire dal dualismo “svizzeri – stranieri”. In realtà questi due aggregati sono eterogenei e non sempre i rapporti al loro interno sono i migliori che possano essere auspicati: si pensi, forse più in passato che oggi, alle relazioni fra svizzeri italofoni e germanofoni e, oggi, ai molti cittadini di provenienza balcanica (ex-jugoslavi) o a quelli di varia provenienza (balcanica e Medio Orientale, ma anche più lontana) accomunati dalla religione islamica, ma con riferimenti differenziati e organizzati non in una ma in più comunità.

Non vi sono, per ora, problemi maggiori di convivenza nella città e nei suoi quartieri, né con gli autoctoni, né fra di loro. Tuttavia, il riflesso della guerra che ha lacerato la ex-Jugoslavia e quello delle rivalità interne al mondo musulmano e delle guerre che hanno lacerato e lacerano il Medio Oriente oggi generano tendenzialmente una certa incomunicabilità fra le rispettive comunità e associazioni, che non favorisce la piena integrazione nella realtà locale, integrazione che dovrebbe portare al superamento di quelle rivalità.

Poiché, è stato ricordato, è ovviamente meglio prevenire che curare lo sviluppo di eventuali tensioni e conflitti, per la Città – come per ogni altro Comune caratterizzato da una presenza numerosa di persone appartenenti a queste comunità – è opportuno individuare eventuali situazioni critiche e intervenire tempestivamente per favorirne il superamento.

Chiediamo quindi al lodevole Municipio di voler rispondere cortesemente alle domande seguenti:

  1. È a conoscenza di fenomeni di ostilità, o perlomeno di incomunicabilità, fra le diverse comunità originarie della Ex-Jugoslavia (Serbi, Croati, Bosniaci, Kosovari, Montenegrini…) che risiedono a Lugano?

  1. Analogamente, è a conoscenza di rivalità e incomunicabilità fra diverse comunità e organizzazioni di persone di religione islamica?

  1. Come valuta le diverse situazioni?

  1. Ci si possono aspettare sviluppi critici (tensioni, veri e propri conflitti), oppure non vi sono segnali in questa direzione?

  1. Ritiene che il Dicastero integrazione e informazione sociale della Città, visti i mezzi limitati a disposizione, debba differenziare le sue iniziative orientandole maggiormente verso le situazioni potenzialmente critiche?

  1. Il Dicastero è dotato di risorse sufficienti*** per operare in ottica di prevenzione (informazione, accoglienza, accompagnamento, formazione linguistica, lavoro), anche usufruendo delle risorse che la Confederazione, attraverso il Cantone, mette a disposizione del Comune?

    ( *** Qui rispondo io: sicuramente NO! )

  1. Quali eventuali progetti e iniziative sono già in atto, o potrebbero essere elaborati, per prevenire eventuali sviluppi indesiderati nell’ambito delle relazioni fra comunità etniche e religiose?

Martino Rossi

Giovanni Bolzani

Simonetta Perucchi

Raoul Ghisletta

 

Relatore

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