Il primo obiettivo centrale per migliorare l’efficienza dell’apparato amministrativo è permettere che profili professionali capaci entrino ed escano dal corpo dei dipendenti pubblici esattamente come succede in tutte le normali imprese. Così facendo, lo Stato potrebbe offrire ottime occasioni di crescita personale a chi decide di fare una tappa della sua carriera professionale nel Cantone. Nel caso della giustizia, questa mobilità tra funzionari (per es. procuratori) e persone attive nell’economia privata (per es. avvocati) è per esempio già cosa comune. Parallelamente, il secondo obiettivo è porre i corretti incentivi e meccanismi di selezione meritocratici a chi decide di dedicare la propria carriera professionale allo Stato.
La letteratura e l’esperienza pratica manageriale conoscono molto bene da tempo quelli che vengono chiamati “high involvement work systems”, ossia delle pratiche di gestione del personale ad alto coinvolgimento che mirano ad incentivare il dipendente e a condurlo per mano nella propria progressione personale. Si tratta di più politiche del personale combinate, quali un’accurata selezione al momento dell’assunzione, la formazione continua sul lavoro, la rotazione di compiti per evitare qualsiasi monotonia, un continuo feedback sulla qualità dei risultati dicendo chiaramente cosa è migliorabile e in che modo, magari attraverso un padrino che segua il dipendente più giovane.
All’interno di queste pratiche del personale, un’interessante riforma che andrebbe considerata nell’Amministrazione cantonale è l’introduzione di un metodo di conduzione partecipativo, chiamato sociocrazia, che pur mantenendo l’attuale gerarchia organizzativa (dipartimento-divisione-sezione-ufficio) aggiungerebbe il principio delle decisioni consensuali in ogni team gerarchico. Come vogliono i sindacati, i dipendenti pubblici vengono coinvolti e tutelati, dato che ognuno nel proprio team ha un diritto di opposizione argomentata contro decisioni di fondo. In questo modo si garantisce il feedback dal basso contro misure insensate ed il contributo dei funzionari è valorizzato.
D’altra parte, come vogliono i contribuenti ed il buon senso, emerge piena trasparenza su chi scalda la sedia e chi davvero tira avanti l’ufficio, così come sulle competenze individuali. In sociocrazia si discute tutto apertamente, non vige più nessun autoritarismo o decisione a maggioranza, e i giochi di potere tipici dell’Amministrazione pubblica vengono progressivamente a cadere grazie alle decisioni consensuali. Ne consegue che i funzionari capaci vengono incentivati, i fannulloni cedono sotto il peso della piena trasparenza dei fatti, e lo scambio da e verso l’economia privata è facilitato.
Paolo Pamini
AreaLiberale e Liberales Institut
(pubblicato nel GdP)
NOTA. Non siamo certi che il pur brillante articolo di Pamini colga il motivo reale e profondo dell’ “elefantiasi” dell’apparato statale ticinese.
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