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La scuola delle illusioni – di Franco Cavallero

L’allegro illusionificio scolastico (titolo originale), articolo pubblicato nel CdT

Il consigliere di Stato Manuele Bertoli sta perorando con solerzia la causa della scuola futura. Dovrebbe materializzarsi l’ennesima riforma-meraviglia e nella spasmodica attesa si mettono in campo le strategie per difenderla d’ufficio. Con un ritardo di almeno venticinque anni ci si è accorti che l’attuale media necessaria per accedere alle scuole medie superiori è “illusoria”, ma si persiste nell’infatuazione in modo ancora più nefasto, perpetuando un “melting pot” competitivo fra forti e deboli. Un’idea oltremodo azzardata, sulla quale si punteranno i riflettori dell’intero Paese, forse sottovalutando le probabilissime conseguenze, anche finanziarie (sì, proprio finanziarie, perché i conti reali si fanno poi in ritardo). È previsto un sontuoso funerale per il 4,65 di media finora necessario per andare al liceo, pensato a suo tempo come espediente per evitare che ancora maggiori folle studentesche si riversassero sulle vie preparatorie alla maturità, quando già aveva preso piede l’idea che nella scuola tutto fosse dovuto al di là dei meriti. Siamo ormai arrivati all’ultimo stadio della scolarizzazione di massa, in cui sarà persino proibito sospettare che possa esistere un deficit curricolare, anche solo ipotetico.

Bene ha fatto Bertoli in un recente articolo (CdT, 9 gennaio) a ricordare l’articolo 62 della Costituzione federale, che riconosce anche al Ticino il diritto di organizzare autonomamente la propria scuola. Dà però l’impressione di omettere scientemente il capoverso 2, nel quale si prescrive che “i Cantoni provvedono a una sufficiente istruzione scolastica di base”. Da tempo immemorabile ci si sdilinquisce sulla millantata eccellenza della nostra scuola. Se però il popolino chiede semplici risposte ai ragazzi di oggi, del tipo di quelle che non moltissimi anni fa sapevano tutti a scanso della bocciatura, si coglie con mano una diffusa ignoranza delle cose semplici, che allarga il fossato fra giovani e anziani. Proprio a partire da questa constatazione mi chiedo, e se lo chiedono in molti, se l’istruzione di oggi sia davvero sufficiente come prescritto nella Magna Charta della Confoederatio Helvetica. L’interrogativo si era già posto ai tempi del ginnasio morente, quando si è iniziato a non più esigere che si avesse il quattro in tutte le materie, pieno e consacrato da competente studio. Bastavano le sanatorie (insufficienze trasformate in un 4 con asterisco, eventualmente situazioni ancora più comiche rese presentabili a discrezione del Consiglio di classe).

Con questi pietosi e stravaganti pilotaggi è andata a farsi benedire ogni forma di differenziazione nell’approccio ai discenti; oggi si giunge, estrema ratio di un’istituzione da tempo in obsolescenza, a prevedere l’abolizione dei livelli. Precisando comunque che i docenti dovranno assicurare la gestione eterogenea ed inclusiva degli allievi, indirizzarli con opportuni giudizi verso obiettivi a ciascuno confacenti, o come scrive Bertoli “accompagnando queste valutazioni con un profilo sulle loro effettive capacità e competenze acquisite”***. Facile eh! Ma dove sono gli strumenti, o come si diceva con un termine ormai desueto, i programmi? Leggasi procedure strutturate, differenziate, sistematiche e progressive di insegnamento linguistico, matematico, storico, geografico e scientifico. Neanche per sogno! Piuttosto paginate di fotocopie, ipertesti inadeguati di WIKIPEDIA, polpettoni di specialisti e diagrammi IBM dai quali i nostri poveri giovincelli saranno invitati a ricavare un succo che non c’è o non si lascia trovare.

Vogliamo proprio spiattellare la verità fino in fondo? La scuola è diventata un illusionificio integrale, altro che medie illusorie. Essa avrebbe bisogno di una robusta correzione con matita rossa, ma non quella che manda in sollucchero le sinistre dell’Europa comunitaria, forse meno in Germania dove vi è ancora un certo “streng und gut”. Certo non si troverà mai l’uovo di Colombo per risolvere i problemi, ma servirebbe ascoltare meglio chi parla e dubita con fondamento, leggere chi scrive, magari sedersi con lui, soprattutto non sdottoreggiare, perché dal confronto nasce la sapienza, mentre nella torre d’avorio fioriscono le illusioni.

Franco Cavallero

*** (fdm) Mi permetto di esemplificare. Materia: matematica.

Voto stile Bertoli: “L’allievo presenta lacune occasionalmente anche gravi, con debolezze strutturali nell’organizzazione del calcolo e nel pensiero logico. A tali carenze egli potrà verosimilmente ovviare grazie a un sostegno psicologico mirato al superamento dell’ansia da prestazione. Benché i risultati siano stati sin qui negativi, non si può a priori escludere l’eventualità di risultati positivi in futuro.”

Voto “vecchio stile”:  2  1/2

Non c’è paragone, non c’è match!

 

 

Relatore

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  • Da anni il professor Cavallero scrive di problemi scolastici. Ha la colpa gravissima di aver detto troppe verità, che nei cervelli (ma ci sono più meningi che cervello) dei "sapienti" alla guida delle nostre scuole non possono attecchire. La scuola permissiva è riuscita a produrre maestre che non potevano mangiar fragole perché ne risultavano "eruttazioni cutanee", maestre che soffrivano anche, per il troppo stare in piedi, di "vene virgolose". E non sono invenzioni mie, ma verità sentite da due mie pazienti. Mi sono sempre chiesto quale sia poi stata la lingua parlata dai loro allievi.
    I preoccupanti piani pedagogici che circolano nel paese, con un modello unico in tutta la Svizzera, saranno oggetto di voto popolare. Penso che una volta ancora il popolo ignorante sarà meno ignorante dei "Fachidioten".
    Caro Professor Cavallero, so che Lei non si scoraggia e continuerà a preoccuparsi dei
    problemi scolastici come fa oramai da decenni. Pur faticando, certe verità vengono sempre a galla.

  • Uno dei famosissimi mantra delle riforme scolastiche diceva che la scuola dovesse stimolare la partecipazione dei giovani ai processi di rinnovamento socioculturale. Se però qualcuno si fosse azzardato a chiedere qualche illuminazione avrebbe ricevuto una risposta che suonava più o meno così: "Non sappiamo esattamente dove andrà a finire l'esperienza e ciò rappresenta il lato appassionante. Non abbiamo obiettivi prefissati da raggiungere".
    Beh, insomma oggi temiamo di sapere dove ci hanno portato queste teorie.

  • Ho assistito questa sera (24 marzo) al minidibattito televisivo fra Michele Bertini e Manuele Bertoli. Naturalmente si è parlato di scuola. Bertoli ha leggermente accusato Bertini di non aver letto il fascicolo sulla "Scuola che verrà". Naturalmente Bertini ha reagito da par suo su un tema che ha mostrato di conoscere.
    Il punto, mi sembra, è questo: Bertini chiede che vi sia differenziazione di approccio agli allievi, per far acquisire dei miglioramenti a ciascuno di essi, ma con una strategia appropriata e non uguale per tutti, rendendosi conto che ci vogliono pure dei livelli. Bertoli parla pure di differenziazione, ma porta avanti il suo progetto di eterogeneità ed inclusività. Il che equivale ad ipotizzare due situazioni paradossali. O i docenti, contrariamente a ciò che si è potuto fare finora, riusciranno a dare simultaneamente programmi diversi a forti e deboli (ma esistono questi programmi adeguati?) oppure continuerà e si perpetuerà il noto caotico andazzo, con tendenza all'infinito, in barba al buon volere degli insegnanti, che faticheranno di più, grideranno di più, si esauriranno di più. E intanto suonerà, suonerà l'orchestrina del Titanic.

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