“Non manca il rispetto per la civica” – Alberto Siccardi risponde a Manuele Bertoli

Dovessi riassumere in poche righe la “disfida” sulla Civica, direi soltanto questo.

— Da un lato il Comitato d’iniziativa, presieduto dal dottor Alberto Siccardi, ha concepito con cura il testo della stessa e ha raccolto le firme. Reclama ora il suo buon diritto democratico.

— D’altro canto il direttore del DECS di Civica nella scuola sembra che non voglia proprio saperne e tenta con ogni mezzo di ostacolare non dico la sua messa in atto (questa dipenderà dal parlamento o, eventualmente, dal popolo) ma lo sviluppo della normale procedura d’esame e realizzazione. Tira in ballo ad esempio la “storia delle religioni”, che gli sta molto a cuore ma che con la Civica e con l’iniziativa non ha niente a che fare. Nella sua azione (o meglio: in-azione) Bertoli è approvato e spalleggiato da un certo numero di insegnanti, in particolare di storia, i quali (non si sa bene perché) si sono sentiti oltraggiati dalla proposta di introdurre la Civica.

 Alberto Siccardi si rivolge pubblicamente all’on. Bertoli con questa lettera (pubblicata nel CdT del 6 febbraio), garbata sì ma anche un poco pungente. Speriamo che non si trovi di fronte a un muro di gomma. La mia personale opinione (lascio fuori il Promotore e dico semplicemente la mia) è che il socialista Bertoli non può fare gran danno se la volontà popolare è forte e vigile.

Vorrei rispondere schiettamente al consigliere di Stato Manuele Bertoli, che ci ha onorato di una così calorosa risposta (CdT del 4 febbraio). Se ci fosse rispetto per la civica, dopo quanto riportato dall’indagine SUPSI si sarebbe dovuto correre ai ripari subito con degli interventi seri, presi dai responsabili della scuola. Si è invece preferito attaccare personalmente chi ha deciso di fare una iniziativa popolare, il testo dell’iniziativa e i meccanismi correttivi che essa suggeriva e adesso si cerca di dimostrare che gli iniziativisti trattano il tema senza rispetto, chissà poi perché.

Secondo noi non è rispettoso della volontà popolare collegare i provvedimenti, richiesti dai promotori, all’insegnamento della storia delle religioni se questo implica vistosi ritardi e difficoltà di griglia oraria. Lo abbiamo detto, magari con troppa determinazione, ma siamo purtroppo convinti che ci sia questa opposizione ideologica all’insegnamento della civica ai giovani, al di là delle reazioni molto accese seguite al lancio dell’iniziativa. La incompatibilità fra la democrazia diretta e il diritto europeo è cosa risaputa e dibattuta, e i politici socialisti sono europeisti. Ho detto i politici socialisti, il partito, non i cittadini socialisti tutti. Senza la democrazia diretta la Svizzera sarebbe nell’UE da tempo, contro il parere della maggioranza degli svizzeri.

Con la democrazia diretta, correttamente usata, i cittadini crescono e vivono in un clima di autodeterminazione che li porta ad essere individui politici indipendenti, più difficili da indottrinare e inglobare in partiti di sinistra. Se coscienti dei loro diritti politici, essi sono borghesi, contano su se stessi e singolarmente e democraticamente partecipano della vita democratica. Ciò detto, sarei felicissimo che si dicesse, e dimostrasse coi fatti, che ci sbagliamo; se ci sbagliamo avremo un miglior insegnamento della civica nelle scuole al più presto.

Si dà del maldicente al primo promotore, «inventore» di queste reazioni contro l’iniziativa. Alla mia età ho imparato a non mentire e non accetto che mi si accusi di mentire e, la prego, signor consigliere di Stato, non mi sfidi a fare il nome, proprio lei, di chi ha detto di non amare troppo la democrazia diretta perché porta spesso i socialisti a perdere consultazioni popolari: chi ha fatto questo ragionamento, peraltro fondato nei fatti, certamente non scherzava e non può essersene dimenticato così in fretta, cosicché veramente non capisco la sua risposta. Per quanto riguarda la lesa maestà e le accuse di fascismo, sto ricercando e valutando gli articoli dell’epoca, ma per non annoiare i lettori rimando il tutto alla prossima puntata, se ci sarà. Siamo tutti amareggiati, noi promotori, di dover difendere le nostre ragioni in questo modo, ma come le dissi nello stesso incontro, siamo disposti a fare ogni sforzo per vedere il buon risultato di questo progetto.

Alberto Siccardi

Relatore

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  • L'onorevole Bertoli dovrebbe dire, almeno, su che cosa di sostanziale (ideologico?) si basa questa tenace, ostinata, tetragona opposizione alla presenza della civica nelle scuole. Le risibili difficoltà finora addotte non convincono nessuno, tanto più che una più o meno grande colonizzazione socialista del DECS (da decenni se ci riferiamo a pedagogisti ed esperti, da quattro anni se in ballo c'è pure la direzione politica) non può essere negata da nessuno.
    Chi sta fuori dai segreti ambienti non può che battere, sempre, sui medesimi chiodi, che però non penetrano minimamente nel durissimo intonaco della scuola ticinese. Una scorza di materiale impermeabile, concepita a prova di ogni evento avverso, vero o presunto, adottata nell'ormai lontano 1. febbraio 1990 quale rivestimento del piramidale mausoleo in cui hanno trovato collocazione le spoglie mortali degli antichi insegnamenti, senza iscrizioni commemorative, senza fiori, senza ampolle in cui versare le probabili lacrime dei delusi.
    Come ogni altra materia, anche la civica fa parte delle rivendicazioni dell'intelligenza, oltre che della volontà di tornare a essere davvero buoni cittadini a tempo pieno.

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