Categories: Democrazia attiva

Mentre nei Grigioni si diminuiscono le spese… – di Natalia Ferrara Micocci

… nel Ticino si aumentano le tasse!

Quando le difficoltà diventano opportunità (titolo originale)

Quando si è costretti a ridurre la spesa dello Stato, adeguandola all’andamento delle entrate e alla necessità di fissare nuove priorità, si ha anche l’opportunità di riesaminare competenze e costi, come ha fatto il Canton Grigioni, che è passato in breve dal profondo rosso dei suoi conti alla diminuzione delle imposte. Dal 1997 l’unico Cantone trilingue della Svizzera chiudeva con bilanci passivi, finché, nel 2003, dopo aver registrato il maggior deficit di sempre (CHF 41,5 mio), il Governo retico ha deciso di sottoporre al Parlamento un programma di risanamento contenente misure immediate per l’anno 2003 e un pacchetto di interventi per il periodo 2004 – 2007. Poche le proposte accettate dai deputati, bocciato sonoramente l’aumento di imposte. Il Governo ha continuato a reagire, e, in soli tre mesi, ha proposto un nuovo pacchetto di misure (212 da accettare immediatamente e altre 84 da valutare), per un risparmio annuo di 90 milioni, contenendo le uscite e cercando di mantenere gli investimenti.

Certo, Ticino e Grigioni non sono realtà identiche, ma tra Bellinzona e Coira impressionano soprattutto le differenze delle dinamiche e dei metodi dell’azione politica nell’affrontare compiti di risanamento. Per la cura delle sue finanze, il Canton Grigioni ha riesaminato i suoi compiti, sia dal punto di vista dell’efficacia che dell’economicità, seppur continuando a dare importanza agli obiettivi di politica statale ad esso correlati, tra cui la qualità di vita, il lavoro, la formazione, l’equilibrio tra le sue regioni, ma anche la cultura e un tempo libero attrattivo per ogni fascia d’età.

Coira non ha aumentato le imposte, non ha attuato licenziamenti di massa (limitandosi alla riorganizzazione dell’amministrazione cantonale), non ha nemmeno tranciato con la mannaia i servizi, puntando su un adeguamento della partecipazione ai costi da parte dei cittadini, aumentando le entrate soprattutto secondo il principio di causalità. I nostri vicini hanno saputo fermare la crescita incontrollata della spesa pubblica, cogliendo, anzi, nel progetto globale di risanamento, l’opportunità per riesaminare strutture e prestazioni, toccando sì settori importanti (trasporti, formazione, sanità, sicurezza e amministrazione generale), ma ponendosi sempre maggiori obiettivi qualitativi. L’esercizio è stato un successo: il Canton Grigioni ha riportato in pareggio il bilancio chiudendo i propri conti annui in positivo già dal 2004. In questo modo, si è potuta affrontare con serenità anche la riforma fiscale che, poco dopo, ha portato alle riduzione delle imposte.

E in Ticino? Deficit ricorrenti e aumento esponenziale del debito pubblico, che oggi sfiora i 2 miliardi di franchi. Ci portiamo dietro problemi finanziari da 20 anni, con risultati d’esercizio altalenanti, disponiamo di un autofinanziamento insufficiente, non vi sono previsioni di miglioramento delle entrate e, solo nell’ultimo quadriennio, i risultati d’esercizio negativi si avvicinano a complessivi 600 milioni. È proprio ora di intervenire sulle uscite, di stringere “un patto per il Paese”, dove le forze politiche si rendano conto che la vera politica riduce i problemi, mentre la costante polemica aumenta i deficit. Meglio non sapere quanto è costata ai cittadini contribuenti ticinesi questa legislatura, contraddistinta da molte discussioni e poche decisioni. Il 19 aprile si avvicina, teniamolo presente e non rimandiamo a domani quello che si può fare oggi.

Natalia Ferrara Micocci, avvocato, candidata PLRT al Consiglio di Stato

 

Relatore

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