Le cose che “piacerebbero” a Donatello sono ragionevoli ma…
Il verbo più problematico lo incontriamo all’ultima riga: SBAGLIARE (a votare). Per discrezione NON domanderemo a Poggi che cosa significhi questo verbo, in pratica. Noi non vogliamo saperlo (a somiglianza del grido che risuona nella celebre poesia di Garcia Lorca: “Io non voglio vederlo!”)
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove chi ha pagato imposte e contributi vari (sempre più salati) per tutta una vita, non venga considerato come uno che è in Ticino da pochi anni o addirittura da pochi mesi. Non è così? Mah…
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove, chi lavora per l’Ente pubblico (Cantone e Comuni), venga assunto per i propri meriti essendo in possesso dei requisiti richiesti e non per parentele, etichette partitiche o altro. Non è più così? Beato chi ci crede.
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove, a chi arriva da noi, venga spiegato subito e chiaramente che vi sono i diritti sì, ma anche i doveri! I doveri, a quanto sembra, sono sempre più appannaggio di ticinesi e residenti. Non è così? Mah…
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove lo slogan “lavorare meno per lavorare tutti” – slogan inventato ad arte dai soliti noti (la gauche-caviar) per poi, in pratica, fare l’esatto contrario (vedi i doppi redditi) – sia un effettivo diritto di TUTTI (ticinesi e residenti in primis) nell’amministrazione cantonale. Non è più così? Fesso chi ci crede.
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove la spesa pubblica, sempre più insostenibile, includa vere riforme, progetti utili, investimenti e non, come troppo spesso succede, per creare ed assicurarsi il consenso partitico. Non è così? Mah…
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove non si debbano subire sempre gli eventi “spiacevoli” per poi sentirci propinare la solita frase di rito: “Faremo tutto il possibile affinché ciò non abbia a ripetersi.” Anticipare magari con una modesta lungimiranza?
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove le leggi e i tempi della giustizia valgano equamente per tutti e dove i controlli e le verifiche vengano messi in pratica preventivamente e non … quando i buoi hanno già lasciato la stalla!
Mi piacerebbe vivere in un Cantone dove la dignità delle persone venga ancora riconosciuta come valore universale e non declassata a mero optional.
Dicono che i “cambiamenti” fanno ormai parte della “nostra” società in costante evoluzione, dicono. Sarà, ma da circa dieci anni per molte persone le cose sono cambiate in peggio, ragione per cui coloro che hanno subdolamente approfittato della situazione per i propri interessi, abbiano almeno la decenza di parlare a titolo personale senza coinvolgere gli altri!
E’ soltanto uno stupido colui che si rallegra del cambiamento se poi questo gli peggiora la vita.
Sono nato 59 anni fa a Faido, cresciuto a Giornico ed educato, da mia madre in particolare, con quella giusta severità e fermezza comune a parecchi giovani (allora) della mia generazione. I principi con i quali sono/siamo cresciuto/i possono essere riassunti con una breve ma significativa espressione: “rispetta se vuoi essere rispettato”.
Oggi, spiace dirlo, il Ticino è un Cantone palesemente “fuori controllo” dove, con la scusante della privacy imposta dagli innumerevoli azzeccagarbugli, anche le Istituzioni se ne lavano le mani e gli unici delinquenti da punire con il pugno di ferro (?) sono diventati gli automobilisti. Evviva!
E intanto, leggo proprio ora su un sito online che a Giornico, la notte scorsa (?), un cittadino marocchino 28enne ha accoltellato un 34enne kosovaro durante una lite. Evidentemente c’è chi deve andare a lavorare la mattina dopo e chi passa il proprio tempo in altro modo. [L’insicurezza percepita aumenta, ndR]
Avanti con “le porte aperte” a tutto e a tutti. Chi paga? Babbo Natale? I programmi elettorali sono ormai diventati veri specchietti per le allodole, basterebbe in fondo mettere a posto quello che non funziona, parecchio, e si sarebbero già risolti la metà dei problemi.
Ma forse non tutto è perduto. Sbagliare (eccolo qua!) però in occasione del prossimo appuntamento elettorale d’aprile potrebbe diventare addirittura drammatico, specie per il futuro dei nostri figli e delle generazioni a venire.
Donatello Poggi
(pubblicato nel CdT)
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