Tutti i segnali che le ARP ignorano
Riceviamo e volentieri questo pezzo firmato congiuntamente dai “due Orlandi” non senza premettere due osservazioni.
1) A Würenlingen è successo qualcosa di terribile ma dobbiamo sapere con precisione che cosa è successo. Non possiamo semplicemente affermare (o sottintendere): sono stati uccisi dall’ARP.
2) Sta scritto nel terzo capoverso “Nemmeno le considerazioni dell’autorità superiore…” ?! Le “considerazioni”? Non si poteva impartire un ordine? Sarebbe stato disatteso?
Ad inizio 2015, e in questo caso ci spostiamo a Flaach, nel Canton Zurigo, una giovane mamma ha ucciso i suoi due figli pur di non consegnarli alle autorità intenzionate a separarli dalla famiglia.
In Ticino il passare dei giorni ha lenito il rumore suscitato dal caso della bimba di 6 anni che l’ARP 3 di Breganzona ha sottratto alla famiglia affidataria, con un’azione che la Camera di Protezione (il tribunale di secondo grado) ha definito “affrettata”. Nemmeno le considerazioni dell’istanza superiore, che funge anche da organo di vigilanza, ha fatto sì che l’ARP 3 tornasse sui propri passi, cosa che non stupisce affatto.
Il pericolo, quello vero, è l’assenza di stupore davanti alle discutibili decisioni delle ARP, ormai ci stiamo abituando al peggio, siamo quasi assuefatti alle situazioni kafkiane che escono dalle mura delle Autorità Regionali di Protezione, criticate sempre più anche da chi vi lavora in stretto contatto e che, al pari di un dissidente di regime, viene progressivamente allontanato.
Le conseguenze non si misurano però solo dalle discutibilissime (per usare un eufemismo) e irresponsabili decisioni delle ARP, al riparo da ogni misura correttiva poiché la politica e il Governo se ne lavano le mani avallando così ogni errore, si misurano anche con l’esplosione dei casi di assistenza, dei costi legati alla sicurezza e con l’esplosione di casi (sempre meno isolati) di vandalismi ad opera di giovani e giovanissimi cui le ARP hanno negato una figura genitoriale.
E’ giunto il momento di unire le forze e di guardare al futuro con rinnovata fiducia, perché uniti possiamo mettere un freno a questa deriva delle ARP, in attesa che il Governo e la politica facciano il loro dovere e, soprattutto, prima che anche in Ticino l’esasperazione delle persone si traduca in colpi di arma da fuoco.
L’Associazione STOPARP, raggiungibile all’indirizzo email stoparpticino@gmail.com, invita ancora una volta chiunque volesse raccontare la propria storia a farlo senza indugio. E questo vale anche per quel sempre crescente numero di curatori, tutori, medici e assistenti sociali che vogliono denunciare i metodi di lavoro draconiani della Autorità Regionali di Protezione.
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