Pubblichiamo oggi – a fare da pendant all’articolo, assai critico, di Quadri da noi pubblicato ieri – una vibrata presa di posizione in favore del nuovo canone. Ci permettiamo di premettere un paio di osservazioni:
1) La domanda: “Perché rinunciare a tutto questo?”, formulata in toni quasi drammatici, ci sembra fuorviante. È evidente che, dopo un eventuale NO popolare, le cose andrebbero avanti più o meno come prima.
2) Quando leggiamo: “La regione di lingua italiana contribuisce oggi solo con circa il 4-6% alle entrate della SSR, ricevendo in cambio, in nome della solidarietà nazionale, il 20.4% delle risorse SSR per produrre i suoi programmi RSI”, non possiamo fare a meno di domandarci: a che cosa serve questa montagna di denaro?
Il cittadino deve subire il “pensiero di Stato”, e questo (sempre che non gli garbi) è già causa di infelicità. Ma non basta: per il suo tormento deve pagare. Le pretese del Potere non hanno limite.
La revisione è del resto chiaramente a favore delle economie domestiche private, e dunque dalla maggior parte delle cittadine e dei cittadini, che dovranno pagare un canone ridotto a CHF 400.-, con una diminuzione dunque del 13% . La nuova Legge non solo prevede il mantenimento dell’esenzione totale per le famiglie e le persone al beneficio delle prestazioni complementari AVS e AI, ma esonera ora anche le persone degenti in case per anziani o di cura e gli utenti di case per studenti, dal pagamento del canone. Non solo: anche le aziende che hanno una cifra d’affari, dedotti gli importi IVA, inferiore a 500.000 CHF non dovranno pagare il canone. La maggior parte delle piccole e medie imprese quindi non avranno alcun costo, mentre vi sarà un aggravio contenuto soltanto per circa un
25% delle nostre grandi aziende.
La revisione consentirà alla SRG SSR, azienda che non persegue scopi di lucro, di continuare ad adempiere in modo solidale alla sua missione di servizio pubblico con prestazioni a favore di tutti, minoranze italofone comprese. In tal senso va ricordato che la regione di lingua italiana contribuisce oggi solo con circa il 4-6% alle entrate della SSR, ricevendo in cambio, in nome della solidarietà nazionale, il 20.4% delle risorse SSR per produrre i suoi programmi RSI. Né può essere dimenticato che la RSI è una delle aziende più grandi della Svizzera italiana, con i suoi 1086 impieghi sul territorio che fanno entrare 10 milioni di franchi d’imposte nelle Casse cantonali. Il tutto generando un indotto all’economia regionale quantificabile in almeno 42 milioni di franchi.
Perché rischiare di dover rinunciare a tutto ciò? Che senso avrebbe per la Svizzera italiana dire no a questa riforma? In caso di mancata accettazione infatti si corre il rischio di essere costretti in futuro a pagare, seguendo il trend di altri Paesi, per vedere una partita di calcio, un film o un evento culturale solo dietro pagamento. Per la Svizzera italiana, le regioni periferiche e le minoranze linguistiche le nuove modalità di finanziamento costituiscono pertanto una garanzia per poter continuare a offrire programmi equivalenti a quelli delle altre regioni linguistiche e promuovere la comprensione reciproca, la coesione e lo scambio tra le diverse parti del Paese.
Associazione per la difesa del servizio pubblico
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