Questo è un articolo che medito da tempo, perché è un tema che mi è caro e per il quale ho anche depositato un atto parlamentare e organizzato, assieme ad altri colleghi deputati, una serata informativa in quel di Bellinzona a cura del Dr. Alberto Pellai, medico dell’età evolutiva, nonché uno dei massimi esperti italiani in materia. Ma, soprattutto, perché vorrei con questo mio scritto far riflettere i genitori.
Infatti, benché tutti – genitori, docenti, zii, cugini, amici, ecc. – siano concordi che i bambini vadano protetti, di fronte anche solo a un ipotetico sopruso su minore, ci si rende conto che è ancora un argomento tabù per molti, tanto che non sanno come agire, come comportarsi e a chi domandare quando ci si trova di fronte a questi problemi.
Il 18 maggio 2014 è una data importante in tal senso, perché stata approvata l’iniziativa di Marche blanche con il 63% dei voti – in Ticino con ben l’83,5% – il che significa che il tema è molto sentito, in particolar modo alle nostre latitudini.
Non sono ipocrita, sono la prima a mettere un “mi piace” alla foto di bimbi, perché fanno tenerezza, trasmettono gioia, ma nello stesso tempo mi dico che c’è qualcosa che non va in tutto ciò. Dico questo perché sono una persona normale che, vedendo una foto, capisce quanta fierezza ci sia dietro, però mi dico anche che IO la penso così, ma in realtà siamo poi così sicuri che tra i nostri contatti (anche se assicuriamo di conoscerli tutti personalmente) non ci sia qualcuno con un certo “vizietto”? Non sto dicendo che deve partire una caccia alle streghe, che non dobbiamo più utilizzare i social network e via discorrendo, ma non sono, anzi non siamo, Muzio Scevola e credo che nessuno di noi sarebbe disposto a mettere la mano sul fuoco per tutti i propri “amici” di Facebook, Instagram, ecc..
Infatti, finché postiamo scatti che ritraggono noi adulti, siamo più o meno consapevoli a cosa andiamo incontro, ma siamo noi che decidiamo, mentre per i minori ci arroghiamo, o meglio, alcuni si arrogano il diritto di decidere per loro.
Una foto, anche la più innocente, è come un cartello luminoso che segnala la presenza di un bambino, quasi un invito ad avvicinarsi.
Alcuni di questi soggetti poi, spesso e volentieri ne fanno dei fermi immagine da smerciare nei circoli/giri pedopornografici. A costoro importa sì e no della nudità, quello che conta è l’immagine di quanto sia facile accostarsi virtualmente, e quindi anche un po’ realmente (in fondo cosa ci vuole se ci sono tutti i riferimenti ?) a un innocente. In questo caso gli adulti dovrebbero frenare un attimo e capire che pubblicare e documentare tutti i progressi della crescita, anche solo la foto di una manina (!), il dentino appena spuntato, il nuovo taglio di capelli e via discorrendo, sono tutte azioni che mettono a repentaglio la sicurezza del piccolo, esponendolo a potenziali abusanti; anche se vorremmo credere di avere tutto sotto controllo, in realtà non è proprio così.
Voglio concludere quindi, chiedendovi di pensare al futuro, quando questi bambini – che non hanno ora né gli strumenti, né le capacità per capire la portata di tali gesti – saranno adolescenti; come potranno non incappare in casi di bullismo o sexting, se coloro che dovrebbero proteggerli sin dalla più tenera età, li hanno messi in vetrina alla mercé di tutti, senza considerarne i pericoli?
Lara Filippini
Deputata UDC-la Destra in Gran Consiglio
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