“… e collettivizzare i costi!”
Il PLR e la dignità del lavoro (titolo originale)
Il presidente PLR, Rocco Cattaneo, in un articolo apparso sui portali di informazione, ci dà una lezione di economia. Bene anch’io voglio provarci con l’aiuto del fordismo, termine coniato negli anni trenta per descrivere il successo ottenuto nell’industria automobilistica da Henry Ford. I due capisaldi del fordismo erano l’innovazione del processo produttivo e la concessione di retribuzioni più elevate di quelle mediamente riconosciute a quell’epoca. H. Ford aveva capito che questi due elementi andavano implementati contemporaneamente, altrimenti, anche abbassando i prezzi del prodotto tramite l’innovazione del processo produttivo, non avrebbe ottenuto l’auspicata risposta dai consumatori. Insomma, H. Ford aveva capito che, per sostenere ed aumentare la domanda del suo prodotto, occorreva aumentare il salario, e quindi il potere d’acquisto dei lavoratori.
Che l’innovazione sia il fulcro della crescita economica, lo dice anche il rapporto BakBasel (dicembre 2014) commissionato dal nostro Governo. Il rapporto conclude che il Ticino, se vuole sopravvivere e prosperare, deve assolutamente puntare sull’innovazione, recuperando il distacco accumulato sul resto della svizzera.
Ma innovazione e costo della manodopera sono elementi strettamente connessi tra loro. Infatti salari troppo bassi bloccano la spinta innovativa. Lo evidenzia anche il rapporto, che traccia un quadro desolante della situazione salariale ticinese: … Il Cantone Ticino evidenzia un livello salariale nettamente inferiore a tutte le grandi regioni. Il salario mediano nell’ambito dell’intera economia ticinese si attesta per un 16,3 per cento al di sotto del salario mediano nazionale. Dal 2010, quando il salario mediano nel Cantone Ticino era del 13,5 per cento sotto la media elvetica, la forbice salariale si è ulteriormente allargata.
Sia nel settore secondario che terziario il CantoneTicino mostra il livello salariale più basso di tutte le grandi regioni. In particolare nel settore secondario (-18,4%) la differenza rispetto al livello nazionale è molto grande.
Non c’è interesse né voglia di innovare se l’utile è assicurato dalla speculazione sul costo dei salari. Se il Ticino vuole rimanere competitivo a livello nazionale ed internazionale, diventare attrattivo per la manodopera formata, deve liberarsi dalla cultura aziendale a basso valore aggiunto. Deve liberarsi da quelle aziende che occupano molto territorio, costano alla collettività più di quanto rendono a livello fiscale, assumono solo manodopera d’oltre frontiera e spingono al ribasso tutti i salari offerti dall’economia locale.
Il Ticino deve cambiare! L’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, in votazione il 14 giugno, è un primo passo in questa direzione. Ancorando nella nostra costituzione un diritto sociale ad un salario dignitoso, l’iniziativa dà avvio all’implementazione di una cultura aziendale basata sul rispetto di chi vive e consuma in Ticino e sprona gli imprenditori ad avviare un processo innovativo in tutti i settori economici. Solo questo è il nostro futuro.
Ben venga la concertazione sociale tra imprenditori e sindacati, ma i CCL non cadono dal cielo, devono essere conclusi. Su 48 settori economici, censiti nel Cantone, solo 20 sono coperti da CCL. Per altri 14 settori è già dovuto intervenire lo Stato fissando dei salari minimi nei contratti normali di lavoro (CNL), che prevedono, tra l’altro, salari bassissimi: tra i 2900 e i 3300 lordi mensili.
Chi sostiene che l’iniziativa darà ancora più spazio al frontalierato, fa finta di non sapere che dal 2002 ad oggi, senza soglia salariale, i frontalieri sono raddoppiati e continuano ad aumentare.
Qualcuno ha scritto: ci vogliono salari liberi ma giusti, e non salari fissi, che, in realtà, non sono minimi ma miseri. I salari minimi già ci sono, e per ora sono quelli decisi dal Governo con i 14 CNL, e, siamo d’accordo, non sono giusti perché sono miseri, ma sono stati adottati per arginare il dumping salariale, i salari liberi ma ingiusti pagati dall’economia in assenza di soglia salariale e di CCL, che parte padronale non vuole concludere o disdice.
Infine, quanto all’argomento sbandierato dagli oppositori che una soglia salariale avrebbe quale effetto di regalare 50 milioni ai frontalieri (calcoli fatti al bar), ricordiamoci che oggi siamo noi che regaliamo 113 milioni agli imprenditori che approfittano della manodopera a basso costo. Sono 113 milioni che lo Stato spende all’anno per pagare le prestazioni sociali a 7000 persone senza lavoro o con un lavoro che non permette loro di far fronte ai loro bisogni primari. Troppo facile privatizzare i profitti e collettivizzare i costi. Troppo facile!
Michela Delcò Petralli
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La privatizzazione dei profitti è iniziata da tempo.
La collettivizzazione dei costi ricade (soprattutto) sulle spalle degli outsider.
Mentre agli Stati viene lentamente (inesorabilmente) tolta ogni risorsa.
Il neoliberismo vincente sul sovietismo apre al capitalismo finanziario, il market system, la free enterprise: "Esistono solo individui e solo relazioni di mercato" disse la signora Thatcher. E oggi, appunto, ci sono solo individui.
Realizzati, benestanti, attivi: alcuni.
Delusi, irritati, frustrati, poveri, esclusi: molti, tanti altri.
L’inganno si è manifestato. Chi non trova lavoro nel suo ambito tenta di trovarlo in altri contesti. Individui con/senza CV in valigia, in continua migrazione tra terre, regioni e settori economicamente più o meno estinti verso regioni/settori attrattivi.
Settori, contesti, zone, (innovation hub, talent garden): non più Stati. First.
Secondo. Gli Stati probi e gli Stati in default tendono sempre a somigliarsi a (con)fondersi. Si riducono le differenze si corre verso il reset comunitario, pubblico, statale. Operazione di retroguardia tentare di definire oggi uno Stato migliore/peggiore di un altro. Un discorso che ha smarrito ogni significato economico. Stato formica oppure Stato cicala? Tipologie ridicole. Passatismi. Le comunità-stato con un robusto senso di cittadinanza, con una matura socialità verranno inesorabilmente “smontate” dalla concorrenza individualizzata per lasciar posto a… “derivanti” isole di ricchezza in vasti bacini di povertà.
Terzo. Le opportunità maggiori si presenteranno, ovviamente, a coloro che per scelta e (soprattutto) per necessità lasceranno un contesto sociale sfavorito. Alla condizione di aver potuto/saputo sostituire gli svantaggi economici, comunitari, quindi “statali” originari, in vantaggi individuali. Più disponibilità, più combattività, maggiore motivazione e un raffinato acume appreso anche per sopravvivere. Una garanzia di successo individuale.
Molti ispiratori della politica economica «progressista», avanzavano già da tempo e sempre meno timidamente l'idea dello Stato minimo per lasciar posto alle "qualità" individuali. Oggi siamo all’esaltazione di tali concetti. Superati gli Stati eccoci aperti al mercato, in senso lato: individui in perenne concorrenza. Dalla culla alla tomba. Last. Il teorema neoliberista è ormai cosa fatta.