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Triste, trent’anni fa, la fine del Ginnasio – di Franco Cavallero

Bella (bella e triste) questa idea dell’amico Franco, di rievocare l’amara fine di una scuola elitaria. Oggi abbiamo una scuola democratica, non è forse un enorme progresso?

Sono stato allievo, in anni lontani, del Ginnasio, e ne serbo un ricordo splendido. Docente mai. Ho avuto allievi che dal Ginnasio provenivano; pochi però, perché presto lo chiusero.


Sono trascorsi trent’anni (giugno 1985 – giugno 2015). I ragazzi quindicenni di allora, oggi quarantacinquenni, furono gli ultimi a frequentare il mitico Ginnasio morente, in leggendaria agonia quando fu costretto a defungere nell’ultimo residuo bastione che sopravviveva eroicamente alle brame dei suoi nemici, in una piccola porzione del Cantone.

Il processo finale di estirpazione della scuola “elitaria” era stato proprio lunghissimo, anni e anni, dapprima con la messa del paziente in stato di tutela o per dire più correttamente di osservazione – arcigni e protesi sul lettino dell’analista i benpensanti ne diagnosticavano una strana malattia, argomentando però fra di loro che semplicemente non era più idoneo – poi con l’applicazione di protesi e medicine che non aveva mai avuto, infine con l’eutanasia definitiva senza nemmeno il devoto conforto degli Oli Santi. Si intende che tutto questo lo si fece a fin di bene.

Però il ricordo, un maledetto ricordo, mi pesa. Quando gli fecero fare una sorta di simulacro d’onore nel velodromo della Scuola, non gli diedero nemmeno un mazzo di fiori. Se ne andò semplicemente, senza la maglia gialla che avrebbe per più che secolare militanza meritato. Di lui non fiatò più nessuno, anzi gli cambiarono anche il nome: chiedetelo poniamo a chi è nato negli Anni ’60, le persone mature di oggi per intenderci. Si dirà che quando erano ragazzi sono andati alla Scuola media, anche se è un abuso concettuale oltre che una falsità.

Il Ginnasio! Chi lo frequentava era già passato con profitto dalla Scuola elementare e quindi aveva precocemente imparato a superare esami. Esami che permettevano in illo tempore di accedervi, compresi quelli che magari, negli anni seguenti, anche i promossi dalla Scuola maggiore potevano affrontare. Ne ho visti parecchi, alcuni bravi, altri assai meno preparati. E se del caso si diceva loro che conveniva mirare a qualcosa di diverso. I linimenti sanatoriali per abbellire le note, pur già presenti, non avevano ancora esplicato tutto il loro effetto. Il Ginnasio era infatti l’anticamera normale del Liceo, della Magistrale, di scuole veramente impegnative, e ci si rendeva ben conto che mandarvi dei “brocchi” non deponeva a grande pubblicità per la scuola precedente. E tutti, allievi in primis, senza adontarsi per le differenze, riconoscevano e delineavano almeno quella che avrebbe potuto e dovuto essere la strada da seguire.

Oggi “la strada” non la conosce quasi più nessuno, salvo i tecnocrati delle scienze dell’educazione, che bene assisi sui loro scranni contemplano dal loro empireo il popolo degli iloti, ne dissezionano le caratteristiche in vista di un domani ignoto. Sarà un progresso, ma permettetemi di non vederlo.

Franco Cavallero


Relatore

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  • In nome di un'utopica uguaglianza hanno distrutto due ottime scuole per farne una cattiva. Ma loro, i distruttori, continuano ad attribuirsi la patente di progressisti.

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