“… in cui è il volere della maggioranza a determinare le linee direttrici cui deve attenersi il Consiglio di direzione, il quale deve venir eletto interamente dalla rappresentanza di tutte le componenti scolastiche e sottostare al loro controllo e al loro veto.”
A uno sembra quasi d’esser tornato indietro di 47 anni (ed è sensazione, confesso, inebriante). L’unica cosa che il testo NON dice (ed è manifestamente la cosa più importante; o non si può?) è
CHE COSA SIA SUCCESSO
Nel corso dell’Assemblea degli studenti di giovedì scorso (18.06.15) si è assistito ad una scena che pone numerosi problemi dal punto di vista della democraticità della scuola: il direttore si è infatti rivolto alla platea studentesca giudicando corretta la sua scelta di richiedere il trasferimento del docente interessato, in seguito al venir meno del suo rapporto di fiducia con quest’ultimo. Egli ha poi fatto notare come la questione non fosse assolutamente di competenza del consesso e la sua intenzione a manifestare il proprio dissenso non fosse in alcun modo un indicatore da considerare in vista di una eventuale rivalutazione della decisione presa.
Purtroppo ci troviamo a constatare come il problema si ponga chiaramente a monte: non è tanto il direttore ad avere agito in modo sbagliato (anche se ha chiaramente avuto la possibilità di gestire diversamente la questione), ma è piuttosto la legge che conferisce eccessivi poteri agli organi di conduzione, estromettendo di fatto la rappresentanza democratica della popolazione scolastica dalle decisioni di maggior rilievo. Ciò che consente il verificarsi di simili situazioni è un’impostazione del sistema di conduzione degli istituti che vede esclusa dal potere la componente maggiore della scuola, ossia quella studentesca (per un approfondimento della questione rimandiamo all’omonima sezione II della “Legge della scuola”): il Consiglio di direzione, composto esclusivamente da funzionari e docenti (comunque in minoranza), e il Collegio docenti chiaramente non includono gli studenti nelle proprie rappresentanze, perciò, dato il valore puramente consultivo (“di facciata”) dell’Assemblea degli studenti, il loro parere non ha alcun valore effettivo.
Il SISA, riunito in Assemblea in data sabato 20 giugno, ha ritenuto essere necessario manifestare la nostra indignazione verso tale situazione: la ancor minima parvenza di democraticità che veniva conferita alla scuola è ormai in serio pericolo, vediamo infatti come l’unico organo democratico della scuola (il Collegio docenti) venga gradualmente estromesso da questioni di primo piano e sia soggetto a particolari dinamiche che ne compromettono il funzionamento (LiLu2 insegna…) e come sia ormai palese l’intenzione delle autorità a non prendere minimamente in considerazione la volontà della maggioranza democratica della scuola (quella studentesca, che rappresenta almeno l’80% dell’utenza di qualsiasi scuola).
Una deriva simile è da contrastare con un intervento deciso nella regolamentazione della scuola: questa deve finalmente venir trasformata in un’istituzione democratica, in cui è il volere della maggioranza a determinare le linee direttrici cui deve attenersi il Consiglio di direzione, il quale deve venir eletto interamente dalla rappresentanza di tutte le componenti scolastiche e sottostare al loro controllo e al loro veto.
Per una scuola democratica, partecipata, aperta e solidale contro l’autoritarismo, il verticismo burocratico e l’arbitrio delle direzioni!
SISA, Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti
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