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Se fallisce la politica, beh rimane l’Utopia – di Gianfranco Soldati

Salvare gli annegati, perché no?   Lunedì 13 luglio 2015, una giornata “albo signanda lapillo”, visto che non è un venerdì 13. Ma ancor più memorabile per ben altra cagione, ha dichiarato lapidario e senza sussultare Manuel Valls, ambioriundo hispano-ticinese e attuale primo ministro socialista di Francia: “L’accordo (con la Grecia) è un momento storico”. Stessa musica da parte del Matteo Pataca, detto anche Ganasa. Un respiro di sollievo da parte di due capi di governo che sanno benissimo che se “salta” la Grecia i prossimi sulla lista d’attesa sono i loro paesi? Non so. Inesauribili, qualunque sia la vera causa della loro soddisfazione, questi politici socialisti nel vano tentativo di “salvare la baracca”. Il fallimento più che accertato della Grecia sin dal 2010 non li tange, UE e euro sono costrutti “buoni” per assioma e il fatto di aver nuovamente buttato 86 mrd di euro nel pozzo senza fondo che è la Grecia è un dettaglio trascurabile, il fondo di salvataggio europeo sta lì per salvare chi è in procinto di annegare, se è già annegato lo salviamo lo stesso, visto che a pagare sono solo ed esclusivamente i risparmiatori di tutta l’UE, ricchi (pagano tanto) o poveri (pagano poco, perché i loro risparmi sono pochi, quisquiglie, come direbbe Totò) che siano.

Il fatto che il fallimento dell’UE sia oramai in atto non li sconvolge, per due motivi: il primo è che nell’UE nessuno è responsabile di niente, come ha magistralmente constatato e denunciato TT nel suo brillante articolo della settimana scorsa (10.7.15, “Gli errori che cercano responsabili”) sul CdT. Il secondo è che ai socialisti, quando fallisce la loro politica, rimane pur sempre l’utopia, di cui sono tutti dotati fin dalla prima infanzia. Il suo intervento sullo schermo televisivo Manuel Valls lo ha terminato, imperturbabile e serafico, con un “Va rispettata la sovranità di un paese (intendeva quella della Grecia)”. Strabiliante, un socialista, internazionalista per scelta e per ideologia, che predica il rispetto della nazione. Pur di riuscire a rianimare un cadavere, e economicamente parlando la Grecia lo è, ogni contorcimento semantico e ideologico è più che lecito.

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“Rovinosa quant’altre mai”   In una lettera al CdT dell’11 luglio, Gino Boffa, ingegnere, ha perorato con argomentazioni di assoluto buon senso la causa di un secondo consigliere federale UDC, “a condizione che l’UDC presenti candidati validi e condivisi”. L’UDC in passato ha presentato candidati tutt’altro che all’altezza del compito, come Adolf Ogi, come il padre della Giuda in gonnella, Leon Schlumpf e, di male in peggio, come Samuel Schmid. Per non parlare poi di Bruno Zuppiger, già in odore di appropriazione indebita da una massa ereditaria a lui affidata, finito in tribunale pochi mesi dopo la presentazione della sua candidatura, ritirata in zona Cesarini. Ma il problema vero è un altro, il fatto incontestabile che i due partiti borghesi, indispensabili per eleggere il secondo consigliere federale UDC, un UDC valido non lo condividono e, se proprio devono condividerne uno, sempre tra i meno validi lo vorrebbero. Il più valido di tutti, una spanna sopra tutti gli altri dal 1945 in poi, con la sola eccezione di Kurt Furgler, di nome Christoph Blocher, lo hanno malamente cacciato dopo soli 4 anni per far posto alla Giuda in gonnella, finta UDC, rovinosa per il paese quant’altre mai.

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Cacofonia   Sentito la Signora Laura Boldrini a Srebenica, alla cerimonia del ventennale dell’orribile eccidio: “L’Italia è qui per omaggiare le vittime…”. Questo verbo omaggiare (da omaggio, rendere omaggio) sta nei dizionarii, ma assolutamente non mi piace, neppure se rivolto a migliaia di vittime innocenti, colpite dalla sfortuna di essere mussulmani in un paese dove esserlo è pericoloso. Come è adesso molto pericoloso non esserlo in altri paesi. Alle mie orecchie omaggiare ha un non so che di cacofonico. È come se la nostra buona Simonetta, recatasi a Lampedusa per omaggiarne gli abitanti che con tanta premura e disponibilità accolgono migliaia di disgraziati che rischiano la vita pur di fuggire dalla loro patria, portando in dono una simbolica forma di Sbrinz o Gruyère, dicesse: “La Svizzera è qui per formaggiare gli eroici soccorritori ….”.

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Sergej fa lo slalom tra i paletti    Ammirevole, sul CdT, lo slalom tra Aristotile e Platone del Michail Suslov in formato tascabile del partito socialista ticinese, Sergio (Sergej) Roic, nel tentativo di rendere plausibile o giustificabile la giravolta anti-UE che da qualche settimana in qua sta sconvolgendo la base ideologica del partito. Un capovolgimento che potrebbe favorire in un futuro prossimo o remoto un riavvicinamento con i verdi di Sergio Savoia, detentore del copyright della virata euroscettica.

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Inge Rauscher, chi era costei?   Una petizione promossa e inoltrata in Austria da una sconosciuta, Inge Rauscher, intesa a far uscire il paese dall’UE tramite votazione popolare, ha raccolto 261’159 firme. La decisione se ricorrere al voto popolare spetta al Parlamento, che normalmente porta alle urne tutte le petizioni che raccolgono più di 100’000 firme. Esattamente come i nostri consiglieri federali, Uli Maurer escluso, i ministri austriaci e buona parte dei parlamentari, quando si tratta di UE temono le urne più del diavolo l’acqua santa. Aspettiamo con impazienza di vedere come andrà a finire questa faccenda.

Gianfranco Soldati

 

Relatore

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