Il direttore dei corsi di bridge dell’ABL Associazione Bridge Lugano Maurilio Morganti ha scritto al Corriere del Ticino questa interessante lettera.
– molti comitati olimpici Nazionali sostengono e sovvenzionano il bridge e in numerose nazioni è materia di insegnamento scolastico facoltativo;
– nutro qualche dubbio che gli «sport della mente» non contribuiscano a mantenere «in forma la nazione». Al contrario, sono convinto che il bridge sia una disciplina che aiuta giovani, adulti e anziani a mantenersi in forma perché è un gioco intelligente, profondo, rispettoso, strategico e tattico che richiede memoria, ragionamento, logica, concentrazione, capacità decisionali e teamwork;
– il bridge è per tutti una sana ginnastica per il cervello atta a tenerlo vigile, pronto e giovane, allo stesso modo che un esercizio fisico tiene vigorosi i muscoli: è per la mente ciò che l’attività fisica è per il corpo. Mens sana in corpore sano.
In conclusione, che lo si consideri sport o meno, il bridge è diffuso in tutto il mondo e giocato a livello agonistico richiede una intensa preparazione tecnica e un grande impegno psicofisico.
Maurilio Morganti, responsabile della Scuola bridge dell’Associazione Bridge Lugano
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Anch'io?
una matura signora....
Chi sono io? Beh, non è difficilissimo.
Il signore in giacchetta azzurra è il dottor Andrea Melik di Ascona.
Ho sempre sostenuto che i principianti sono il nostro futuro, anche se non giovanissimi. La generazione dei giocatori più esperti è nettamente sopra alla settantina.... poi c'è un baratro di una ventina d'anni.
Purtroppo ci sono giocatori che si comportano come se non avessero mai iniziato - nati maestri? - Devo dire che anche dei nomi che si leggono da queste parti non rappresentano proprio un incoraggiamento... Però forse è soprattutto la pazienza che manca. Tutti commettiamo errori, che ripetiamo finché il concetto non ci è chiaro.
Ci vuole tanto poco a indicare quale è il gioco corretto e la regola di base e in generale si imparerebbe molto più velocemente. In generale, perché non tutti impariamo alla stessa velocità.